Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato, all’inizio della sessione invernale della Knesset, che Israele sta lavorando per un accordo con Hamas, volto alla liberazione di alcuni ostaggi in cambio di una tregua temporanea nella Striscia di Gaza. Questo progetto nasce mentre aumentano le pressioni interne da parte delle famiglie degli ostaggi e dell’opposizione politica, rappresentata da Benny Gantz, che esorta Netanyahu a trovare una soluzione, anche a costo di significative concessioni.

I colloqui, mediati dal capo del Mossad e dai funzionari della CIA e del Qatar, si basano sulla “proposta egiziana”, che prevede il rilascio di quattro ostaggi in cambio di due giorni di cessate il fuoco e della liberazione di alcuni prigionieri palestinesi. Hamas ha espresso una disponibilità preliminare, ribadendo l’obiettivo di un cessate il fuoco permanente e il ritiro delle forze israeliane, punti su cui, però, Israele non è disposto a trattare.

Parallelamente, la Knesset ha approvato una legge che vieta qualsiasi attività dell’Unrwa, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, a Gerusalemme Est e in Cisgiordania. Questa decisione, condannata da Washington e Londra, è stata definita dall’ONU un “pericoloso precedente” che ostacola gli aiuti umanitari, aumentando la sofferenza dei palestinesi. La reazione dell’Autorità Nazionale Palestinese è stata di forte condanna, con il portavoce Abu Rudeineh che ha descritto la legge come una trasformazione di Israele in uno “Stato fascista”.