Per la quarta volta in due settimane la base militare di Ali Al Salem, in Kuwait, è stata colpita da un attacco con droni attribuito all’Iran. Il copione si ripete: il personale militare si rifugia nei bunker mentre all’esterno si verificano esplosioni e danni alle strutture. Anche in questa occasione non si registrano feriti tra i militari italiani presenti nella base, ma le conseguenze materiali sono rilevanti.

L’ultimo raid ha colpito un capannone all’interno dell’installazione militare, distruggendo un drone da ricognizione Predator/Reaper appartenente alla task force dell’Aeronautica italiana. Secondo il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, il velivolo era fondamentale per le attività operative e garantiva la continuità delle missioni nell’area.

L’attacco conferma il clima di forte tensione che ha portato nei giorni scorsi a ridurre la presenza di militari italiani nelle basi più esposte. Il contingente ad Ali Al Salem è stato progressivamente ridimensionato: oggi sono presenti solo alcune decine di soldati, contro i 321 schierati prima dell’inizio della nuova fase del conflitto con l’Iran.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che la riduzione del personale era già stata decisa in via precauzionale, lasciando sul posto soltanto gli uomini indispensabili alle operazioni. La perdita del drone, ha precisato, non ha avuto conseguenze sulla sicurezza dei militari italiani, e non è previsto alcun ritiro dalle missioni in corso, che proseguono con numeri più contenuti.

Nel complesso, nell’area mediorientale coinvolta dalla crisi erano presenti oltre 2.500 militari italiani prima dell’escalation, ma più di 400 sono stati ricollocati in altre sedi per motivi di sicurezza.

Quello di Ali Al Salem è il terzo attacco registrato nella base in due settimane. Tra l’1 e il 2 marzo erano state danneggiate alcune infrastrutture logistiche, mentre nella notte tra il 5 e il 6 marzo un raid aveva colpito depositi di carburante provocando un vasto incendio. In precedenza due caccia F-2000 italiani erano stati danneggiati da schegge. Un altro attacco, l’11 marzo, ha colpito anche la base di Camp Singara, a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove un drone ha distrutto un autocarro logistico.

Le unità italiane presenti in Kuwait e Iraq fanno parte della missione “Prima Parthica”, avviata nel 2014 nell’ambito della coalizione internazionale contro il terrorismo di Daesh in Iraq e Siria. In passato l’Italia aveva schierato ad Ali Al Salem anche il sistema missilistico Samp-T per la difesa dello spazio aereo kuwaitiano, e i Paesi del Golfo hanno nuovamente chiesto un rafforzamento della protezione antiaerea dopo l’inizio delle ostilità.

L’eventuale nuovo invio del sistema Samp-T resta però solo un’ipotesi e richiederebbe l’approvazione in sede NATO, oltre al dispiegamento di almeno settanta militari specializzati. Più probabile, invece, l’invio di sistemi anti-drone per contrastare attacchi come quelli avvenuti nelle ultime settimane.

Resta delicata anche la situazione in Libano, dove l’Italia partecipa alla missione UNIFIL con circa 1.300 militari. Sebbene nessun soldato italiano sia stato coinvolto negli ultimi attacchi contro i caschi blu, la Difesa monitora l’evoluzione della crisi e mantiene pronti eventuali piani di evacuazione. Intanto la Marina continua a operare nell’area con la fregata Martinengo nel Mediterraneo orientale e la nave Rizzo nel Mar Rosso, mentre si valuta un possibile rafforzamento delle missioni navali.