Oggi è il giorno dei referendum alla Corte Costituzionale. Ci saranno, insieme, agli avvocati anche i rappresentanti dei Comitati promotori degli 8 quesiti che ne hanno fatto richiesta. Si comincerà dai referendum sull’eutanasia e sulla cannabis, per poi passare ai 6 sulla giustizia promossi da 9 consigli regionali di centro-destra dal Partito Radicale e dalla Lega.

Se la Consulta desse il via libera, il voto sarebbe tra aprile e maggio. Per quanto riguarda l’eutanasia, l’obiettivo è depenalizzare l’omicidio del consenziente, punito dall’articolo 579 del codice penale con la reclusione da 6 a 15 anni. Con le eccezioni che resta un reato se si tratta di un minore e in questo caso si applicano le pene previste per l’omicidio. Per la cannabis, invece, si chiede di cancellare le pene per chi coltiva cannabis (carcere da 2 a 6 anni e multa da 26mila a 260mila euro) e la sanzione amministrativa della sospensione della patente. Gli altri referendum riguardano la Legge Severino: abolire l’intero Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità, uno dei decreti attuativi della legge, è la richiesta di Lega e Radicali. Il che significa eliminare le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali per il Parlamento europeo e italiano e alle elezioni regionali, provinciali e comunali di chi sia stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati. E soprattutto l’articolo 11, che prevede per gli amministratori locali la sospensione, dopo la condanna di primo grado per alcuni reati. Altro referendum la custodia cautelare, per cancellare una parte dell’articolo 274 del codice penale, si vuole ridurre l’ambito dei reati per i quali è consentita l’applicazione delle misure cautelari e in particolare della carcerazione preventiva: via il finanziamento illecito ai partiti e via i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove. C’è poi la richiesta di separazione delle carriere: non permettere più il cambio di funzioni tra giudici e pm e viceversa nella carriera di un magistrato è lo scopo del referendum. Oggi sono possibili 4 passaggi, che diverranno due con la riforma. Altra cosa i consigli giudiziari: consentire il voto degli avvocati che siedono nei Consigli giudiziari anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati, è lo scopo dei referendari. Lo prevede già la riforma della ministra Cartabia, ma solo se il Consiglio dell’Ordine abbia segnalato comportamenti scorretti da parte del magistrato che si deve valutare responsabilità civile diretta dei magistrati, cancellando parte delle norme attuali si vuole introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati per gli errori giudiziari. Oggi è lo Stato che si risarcisce i cittadino che abbia subito un ingiusto danno e poi si rivale sul magistrato.

Infine, c’è il quesito sulle elezioni dei componenti del Csm: il quesito propone di cancellare la norma che stabilisce che ogni candidatura va sostenuta dalle firme di almeno 25 presentatori. L’obiettivo è arrivare a candidature individuali libere, già previste nella riforma Cartabia.