Angela Carini, pugile italiana, ha deciso di abbandonare il match contro l’algerina Imane Khelif, un’atleta intersessuale, pochi secondi dopo l’inizio dell’incontro. Dopo il verdetto ufficiale, Carini si è inginocchiata sul ring in lacrime, spiegando: “Ero salita sul ring per combattere. Non mi sono arresa, ma un pugno mi ha fatto troppo male e dunque ho detto basta”. Ha aggiunto che, nonostante il dolore e la delusione, esce a testa alta dall’esperienza.
Carini ha successivamente incontrato la premier Giorgia Meloni e il ministro dello Sport Andrea Abodi in una lounge riservata del Cio nell’impianto del judo. Meloni ha espresso il suo sostegno su social media, affermando: “So che non mollerai, Angela, e so che un giorno guadagnerai con sforzo e sudore quello che meriti. In una competizione finalmente equa”.
La pugile ha spiegato ulteriormente la sua decisione: “Mi faceva troppo male il naso, non potevo andare avanti e mi sono detta che dovevo fermarmi. Poteva essere il match della mia vita, ma ho dovuto pensare a salvaguardare la mia incolumità”. Ha sottolineato che, pur avendo affrontato molti match in nazionale e con uomini, quel giorno il dolore era insostenibile.
Il tecnico del pugilato azzurro, Emanuele Renzini, ha raccontato che Carini era motivata a combattere, nonostante le richieste di molti italiani di non farlo. Al sorteggio, Carini aveva espresso la sua perplessità sulla correttezza dell’incontro contro Khelif, atleta con caratteristiche androgene. “Non se l’è sentita, ma non avevamo deciso che andasse così”, ha concluso Renzini, rispettando la scelta dell’atleta.
L’evento ha sollevato discussioni sul tema dell’equità nelle competizioni sportive, con molteplici reazioni dalla politica e dalla società civile.










