A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna sotto i riflettori con una nuova fase investigativa. Le indagini si concentrano ora su tre filoni principali: la ricostruzione della dinamica del delitto, la ricerca dell’arma mai trovata e l’analisi delle tracce genetiche e biologiche emerse di recente.
Gli inquirenti sono alla ricerca dell’intonaco grattato 18 anni fa dal muro della villetta di Chiara, su cui si trovava la famigerata impronta “33”, attribuita ad Andrea Sempio, amico della vittima. Quel frammento, prelevato con un bisturi sterile, potrebbe contenere materiale biologico utile a riscrivere le fasi del delitto. Tuttavia, si teme che il reperto sia andato distrutto dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere, rendendo ancora più difficile ogni tentativo di revisione.
Parallelamente, si attendono nuovi accertamenti genetici ordinati dalla giudice Daniela Garlaschelli su due profili maschili di DNA trovati sotto le unghie di Chiara — uno dei quali è riconducibile a Sempio — e sull’impronta presente sulla porta d’ingresso della casa.
Un altro nodo da sciogliere riguarda l’arma del delitto, mai rinvenuta. Se in passato si è ipotizzato l’uso di un martello da muratore, nuove testimonianze spingono verso oggetti alternativi come un attizzatoio o una pinza da camino, compatibili con le numerose e violente ferite sul volto della ragazza.
I carabinieri, su delega della Procura di Pavia, stanno inoltre ricostruendo l’aggressione attraverso la “Bloodstain Pattern Analysis”, analisi delle tracce di sangue disseminate ovunque: muri, pavimenti, mobili, oggetti. L’obiettivo è verificare l’ipotesi che più persone possano aver partecipato all’omicidio, considerando l’estrema violenza dell’aggressione e il trascinamento del corpo giù per le scale della villetta.
Alcune impronte digitali e plantari, ritenute poco utili o non analizzabili anni fa, saranno ora riesaminate grazie ai progressi della scienza forense. Tra queste, la parziale impronta di piede misura 36/37, ritenuta compatibile con un soggetto di sesso femminile.
L’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi, ha annunciato il deposito di una nuova consulenza tecnica per proporre una rivalutazione scientifica complessiva del caso. Una mossa che punta ad aprire una strada verso la revisione del processo e forse verso una nuova verità.
Tuttavia, l’ex procuratore Mario Venditti ha già ottenuto due volte l’archiviazione del fascicolo a carico di Sempio, definendo le prove scientifiche allora a disposizione “inservibili e infruttuose”.
Il caso resta uno dei più complessi e controversi della cronaca nera italiana, ma oggi più che mai si riaccende la speranza che la verità possa essere ricostruita con il supporto delle nuove tecnologie forensi.










