Secondo l’organizzazione mondiale della sanità è possibile contenere la trasmissione dei casi di vaiolo delle scimmie nei Paesi in cui la malattie non è endemica. “L’identificazione precoce e l’isolamento dei casi” di vaiolo delle scimmie “fanno parte delle misure raccomandate dall’OMS e dall’ECDC”- ha sottolineato Van Kerkhove, a capo della ricerca sulle malattie emergenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Da stabilire ancora se il virus responsabile del vaiolo delle scimmie abbia subito una mutazione: la risposta potrà arrivare solo dall’analisi della sua sequenza genetica. Lo ha detto Rosamund Lewis, a capo della ricerca sul vaiolo delle scimmie nell’ambito del programma per le emergenze dell’Oms.

“Sono stati identificati diversi casi di vaiolo delle scimmie tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma non è una malattia omosessuale, come hanno cercato di etichettare alcune persone sui social network”. Lo ha sottolineato Andy Seale, consulente strategico per i programmi globali dell’OMS su HIV, epatite e infezioni sessualmente trasmissibili.

Intanto in Italia salgono a quattro, dopo quello rilevato in Toscana ieri, i casi di vaiolo delle scimmie. Nel Lazio ci sono 15 persone in isolamento mentre i casi restano tre e si tratta di tre persone ricoverate allo Spallanzani in buone condizioni cliniche. Lo dichiara l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. I 15 in isolamento sono contatti dei tre contagiati ai quali si è risaliti con il contact tracing.

Secondo Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) la  maggior parte dei casi attuali di vaiolo delle scimmie in Europa “si è presentata con sintomi di malattia lievi e, per la popolazione più ampia, la probabilità di diffusione è molto bassa”.  Ma la probabilità di un’ulteriore diffusione del virus attraverso uno stretto contatto, ad esempio durante le attività sessuali tra persone con più partner, è considerata alta”, secondo la valutazione dell’Ecdc.