di WANDA CHERUBINI-
Un viaggio ordinario si è trasformato in un’esperienza drammatica per i passeggeri del treno Italo AV 8920, rimasto bloccato per ore nella galleria tra Gallese e Orte nella notte tra l’1 e il 2 dicembre. Il convoglio, diretto a Udine, ha subito un brusco arresto a causa del cedimento di un cavo della linea elettrica, che avrebbe colpito una carrozza danneggiandone il vetro e provocando l’interruzione totale dell’alimentazione.
Il blackout ha lasciato 460 persone, tra cui neonati, una donna incinta e viaggiatori con problemi di salute, senza luce, aria e servizi igienici funzionanti. Il racconto di alcuni passeggeri dipinge un quadro di forte tensione: ore trascorse al buio, temperature alte, bagni inutilizzabili e scorte di acqua e cibo esaurite. La comunicazione con il personale, riferiscono, sarebbe stata minima e frammentaria.
Dopo un primo tentativo fallito di traino, un secondo convoglio ha permesso il trasbordo, ma il viaggio è ripartito solo con un lungo ritorno verso Roma Tiburtina prima di poter riprendere la rotta. Un’odissea durata complessivamente oltre 13 ore per molti viaggiatori.
L’episodio ha acceso il dibattito sulla gestione delle emergenze ferroviarie. Diversi passeggeri denunciano l’assenza di soccorsi tempestivi e di personale adeguatamente formato a gestire situazioni critiche. Anche il deputato Angelo Bonelli (Avs) è intervenuto chiedendo chiarimenti al ministro dei Trasporti Matteo Salvini tramite un’interrogazione parlamentare.
Il guasto non ha colpito solo il treno Italo: l’interruzione della linea elettrica ha causato ritardi pesanti e cancellazioni su tutta la tratta dell’alta velocità Roma–Firenze, con migliaia di pendolari coinvolti. La circolazione è tornata regolare solo a notte fonda, dopo ritardi che in alcuni casi hanno superato i 150 minuti.
L’incidente lascia ora aperte molte domande sulla sicurezza, sulla resilienza della rete e sulla capacità di risposta in caso di emergenza: un tema che, dopo questa notte, non potrà essere ignorato.










