Per la prima volta dall’inizio del suo pontificato, Papa Leone XIV ha visitato un istituto penitenziario, scegliendo il carcere di Bata, in Guinea Equatoriale, luogo più volte criticato da organizzazioni internazionali per le condizioni dei detenuti.
Accolto in un ambiente preparato per l’occasione, il Pontefice non ha evitato i temi più delicati, lanciando un forte appello al rispetto della dignità umana e a una giustizia che non si limiti a punire, ma sappia offrire possibilità di riscatto. “Non c’è giustizia senza riconciliazione”, ha sottolineato, ribadendo la necessità di un sistema penale orientato anche al recupero delle persone.
La visita si inserisce in un viaggio segnato da richiami alle disuguaglianze e alla gestione delle risorse del Paese. Durante la messa a Mongomo, il Papa ha invitato le autorità a operare per il bene comune, superando le forti disparità sociali che caratterizzano la Guinea Equatoriale, ricca di risorse naturali ma segnata da profonde ingiustizie.
Alla celebrazione era presente il presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere da decenni insieme alla sua famiglia, figura al centro di critiche internazionali per la gestione del Paese.
Nel carcere, Leone XIV ha incontrato i detenuti, che hanno partecipato con canti e testimonianze. Un momento carico di emozione, che ha però lasciato emergere anche il disagio reale: al termine della visita, alcuni prigionieri hanno gridato “libertà”, rompendo la compostezza della cerimonia.
Il messaggio del Papa resta chiaro: sicurezza e giustizia devono andare di pari passo con umanità e rispetto dei diritti fondamentali, anche nei contesti più difficili.










