“Roma non è deludente, è un disastro”. Parole pesanti come pietre, che quando poi finiscono stampate in prima pagina sull’autorevole giornale britannico Daily Telegraph di danni alla immagine internazionale della capitale ne fanno parecchi. Se lo merita l’amministrazione capitolina, non se lo meritano i romani, che pagano fior di tasse per vivere in una città disastrata. L’inviato del Telegraph è rimasto sconcertato di fronte ad una città ridotta ad un enorme cantiere, sporca, trasandata. Senz’anima. Sconcertato di fronte a come appare la Fontana di Trevi, che in tutto il mondo richiama immagini mitiche, stampate nella memoria collettiva, di fronte alla realtà che circonda le aree archeologiche. Ma ha raccontato quel che ha visto con i suoi occhi. Non c’è tappeto che consenta di nascondere la sporcizia purtroppo.  E viene da sorridere amaro di fronte alla reazione indignata di quella parte politica che ha gridato allo scandalo quando la piattaforma Airbnb ha stipulato un accordo con l’Ente Parco Colosseo per selezionare 16 turisti  che giochino a fare i gladiatori nell’arena. Sacrilegio in un tempio protetto dall’Unesco, hanno detto e scritto, intimidendo tutti con il tono della protesta. E mandare a fondo una città intera non è colpa più grave?
Eppure il sindaco Gualtieri si comporta come nulla fosse, anzi, arringando la folla dei giornalisti schierati ha formulato quello che può apparire un bollettino di vittoria: “Siamo soddisfatti, perché nonostante il ritardo dei lavori, ci sono interventi pronti e altri di accompagnamento al Giubileo. Tutti gli interventi che dovevano finire a dicembre finiranno a dicembre”. Omettendo che una fetta sostanziale di lavori proseguiranno per tutto il periodo del Giubileo, e che il famoso “ponte di ferro” all’Ostiense, lesionato da un incendio e chiuso da allora con gravissima ripercussione sul traffico non sarà riaperto che nel 2025. E che i silos che deturpano irrimediabilmente Piazza Venezia, faranno brutta mostra di sé forse per il prossimo decennio.
Torniamo un attimo all’inizio del nostro ragionamento. Per un reporter che racconta la verità ce ne sono altri pronti a foderarsi gli occhi di prosciutto e a descrivere Roma come un paradiso. E’ accaduto proprio con i già citati silos; il Campidoglio qualche tempo fa ha organizzato una sorta di visita guidata per i giornalisti della stampa estera (la loro sede si affaccia su via del Plebiscito, a pochi metri da Piazza Venezia) ai cantieri sotto quei silos, magnificando l’opera e la Roma che verrà. Ne sono usciti articoli elegiaci, entusiasti. E il mondo intero si è fatto di Roma una certa idea di progresso, di magnificenza, di efficienza.  E adesso che qualcuno ha scoperto che il re è nudo ( vedi la famosa favola di Andersen), che la realtà è un’altra cosa penseranno i milioni di potenziali turisti stranieri?