di CORNELIUS
Che il miracolo della moltiplicazione dei consensi a livello nazionale per il generale Vannacci e il suo nuovo partito preoccupi i leaders della coalizione del centro destra è comprensibile. Alla sua porta c’è la coda di parlamentari leghisti delusi, le percentuali di consenso lanciare dai sondaggi sono imbarazzanti, per un personaggio che era stato preso fin troppo sotto gamba dai professori della politica. L’outsider può diventare l’ago della bilancia nelle prossime elezioni? Certo i suoi supporter non votano a sinistra, ma il rischio di svuotare il bacino di voti del centro destra è reale. Ma il generale, ambizioso e stratega per mestiere e per vocazione, ha annunciato lo sbarco della capitale con un suo candidato. E qui la questione si fa più seria. Il problema della Meloni è trovare un candidato con l’appeal sufficiente a convincere i romani, un candidato autorevole che riporti al Campidoglio il centro destra. Oggi non ce l’ha, e all’orizzonte non c’è nessuno. Non certo Malagò, non Rampelli, tanto per citare i nomi che ricorrono nelle cronache. Giorgia ha già regalato la città a Gualtieri opponendogli il grigio Enrico Michetti, un atto di presunzione pagato caro. Ora arriva Vannacci. I romani apprezzeranno i suoi atteggiamenti, il suo pensiero? E ancora. Il generale non toglierà certamente acqua al mulino del centro sinistra, ma a quanto sostiene non farà patti con il centro destra. Quindi consegneranno Roma a un sindaco che certo non ha brillato e che certo non ha risolto i problemi della capitale. Una resa senza combattere, insomma.
A meno che quella fetta di opinione pubblica capitolina grigia e poco reattiva si scopra in linea con i proclami forti del generale e si faccia affascinare dai suoi modi bruschi e decisi. Una variabile impazzita, insomma, che può fare veramente la differenza. Probabilmente non è bastata la lezione che ha portato un movimento posticcio a governare Roma con Virginia Raggi. Beppe Grillo era cresciuto a forza di “vaffa…” al potere nelle piazze italiane e i romani, stanchi di malgoverno, alla fine gli hanno creduto. Quelle immagini archiviate con imbarazzo tornano alla memoria. Inquietanti. Ci risiamo? Roberto Gualtieri rischia di vincere senza combattere? Nonostante Roma sia sgovernata come mai è accaduto in questi ultimi decenni, consegnata al turismo di lusso senza rispetto per le esigenze della popolazione capitolina?
Vediamo la situazione da un’altra prospettiva. Il centro destra è debole e gioca in difesa all’interno del raccordo anulare, ma nella Regione le cose vanno diversamente. E il pallino del gioco ce l’ha il centro destra. Le cronache non si sono soffermate a lungo su un dato eclatante. Nel Pontino la sinistra è colata a picco, nell’area metropolitana fatica a tenere le posizioni. Il potere di Francesco Rocca è tangibile, e non si deve dimenticare che il governatore controlla il sistema sanitario regionale, fa e disfa, per farla semplice. La notizia è freschissima, ha deciso di ricandidarsi per portare a compimento quanto iniziato. Fin qui non ha fatto male. Nei prossimi cinque anni può essere l’asse di equilibrio per Roma (nei guai) e Lazio.