Il nuovo piano di pace proposto dagli Stati Uniti per l’Ucraina potrebbe segnare una svolta nella guerra e negli equilibri geopolitici occidentali. Il presidente americano Donald Trump ha confermato l’esistenza della bozza, chiedendo a Kiev di accettarla entro giovedì, giorno del Ringraziamento. “Zelensky dovrà farselo andare bene”, ha dichiarato, aggiungendo che le ampie concessioni territoriali richieste all’Ucraina “probabilmente verranno comunque perse in breve tempo”.
Da Mosca, Vladimir Putin ha accolto positivamente la proposta, definendola una possibile base per porre fine al conflitto, ma ha lanciato anche un monito: se Kiev rifiuterà, la Russia “conquisterà altro territorio”. Il piano, composto da 28 punti, sarebbe frutto anche del dialogo diretto tra Washington e Cremlino, con una trattativa condotta nelle ultime settimane soprattutto dietro le quinte, tramite l’emissario di Trump, Steve Witkoff.
La pressione degli Stati Uniti mette Zelensky di fronte a un bivio drammatico: accettare un accordo che appare come una resa, oppure proseguire la guerra senza l’appoggio militare americano. “Siamo in uno dei momenti più difficili della nostra storia”, ha detto il presidente ucraino rivolgendosi al Paese. Trump, da parte sua, ha ribadito che le sanzioni alla Russia non verranno revocate.
Intanto, l’Europa è stata colta di sorpresa dalla mossa americana. Al G20 di Johannesburg, i leader europei stanno cercando di elaborare un contro-piano e di valutare il sentiment internazionale. Le reazioni all’interno dell’Ue sono contrastanti e vanno dal “vergognoso” al “progetto pragmatico”. Ursula von der Leyen e Antonio Costa stanno sondando i partner internazionali per orientare la risposta europea.
I primi a muoversi sono stati Macron, Starmer e Merz, che hanno telefonato a Zelensky, insistendo sulla necessità di una “pace dignitosa” e sul mantenimento degli interessi europei e ucraini. Nessuno dei tre ha respinto completamente l’iniziativa americana, apprezzandone gli elementi relativi alla sicurezza, ma ribadendo che la linea del fronte può essere solo un punto di partenza per eventuali negoziati.
Anche il cancelliere tedesco Scholz è impegnato in un ruolo di mediazione: ha parlato sia con Trump sia con la premier italiana Giorgia Meloni, rimasta fuori da alcune consultazioni dirette. In serata sono arrivati nuovi messaggi di sostegno a Zelensky da von der Leyen e Costa: “Nulla si decide senza Kiev”, hanno assicurato. Ma il rischio, secondo più di un osservatore, è che si tratti soltanto di un abbraccio simbolico in uno dei momenti più critici per l’Ucraina.










