Foto Cianci
Nel 1979 aveva ucciso 3 carabinieri e da minorenne aveva ammazzato un metronotte. Ora si trova a San Vittore dove si attende l’interrogatorio. Il ministro della Giustizia Bonafede ha già disposto accertamenti preliminari.
Gli avevano concesso questo permesso premio di 12 ore dal carcere di Bollate in quanto, come si evince dalla relazione stesa su di lui, “era maturato” e preso atto del suo cambiamento, del percorso positivo, della sua consapevolezza e affidabilità, ha meritato un’occasione. Così il Tribunale di Sorveglianza ha disposto il permesso sulla base di una norma che prevede la valutazione di buona condotta e l’assenza di pericolosità sociale. E Antonio Cianci, l’ergastolano 60enne, ieri ha avuto 12 ore per compiere una rapina e poi ha accoltellato un uomo di 79 anni nel parcheggio sotterraneo dell’Ospedale San Raffaele. Lo stesso Cianci che quarant’anni fa uccise tre carabinieri a Melzo durante un controllo. E non era nemmeno il suo primo omicidio, visto che all’età di 15 anni aveva ammazzato un metronotte, Gabriele Mattetti di 29 anni.
Ieri, quando ha puntato e poi aggredito l’uomo, indossava una felpa da inserviente del San Raffaele, che aveva rubato poco prima da qualche parte nell’ospedale. Il 79enne che era lì per far visita ad una parente, secondo la ricostruzione della Polizia, quando se lo è trovato davanti nel piano ‘meno 1’ dell’ospedale dove era andato alla ricerca di una macchinetta del caffè, dato il suo atteggiamento minatorio, ha deciso di dargli i pochi soldi che aveva, sperando che Cianci se ne andasse. Ma il delinquente ha continuato a minacciarlo perché voleva anche il suo cellulare e al rifiuto dell’uomo Cianci l’ha colpito vicino alla giugulare con un taglierino. Lo stesso taglierino che ha gettato, poi, assieme al telefonino, in un bidone, non appena ha visto gli agenti della polizia che si avvicinavano a lui nei pressi della stazione della metro di Cascina Gobba.
dagli atti giudiziari dell’epoca in cui uccise i tre carabinieri che lo avevano fermato per un controllo, si evince che Cianci è un killer spietato e molto lucido. Fu trovato a frugare sui loro cadaveri dopo averli ammazzati.

Daniela Lia, figlia di uno dei tre carabinieri uccisi, che all’epoca aveva sei anni, ha affermato “Mio padre è stato

massacrato senza pietà” a 51 anni, assieme ad altri due carabinieri, mentre stava facendo il suo lavoro, un servizio di controllo sulla Strada Provinciale 14 tra Liscate e Melzo. Antonio Cianci gli sparò addosso 5 colpi, “ma si rialzò cinque volte, lottò finché poté contro di lui, alla fine aveva le unghie rotte”. Non è bastato un ergastolo per “quell’essere ignobile”, ha detto Daniela Lia, ma gli è stato “permesso” di creare “altro dolore” in un’altra famiglia, “di calpestare e oltraggiare ancora la memoria del mio papà e dei suoi colleghi Michele Campagnuolo e Federico Tempini”. “Quando ieri molto delicatamente due carabinieri mi hanno dato conto di questa notizia – ha raccontato Daniela Lia – sono rimasta sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un’altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l’altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi”. Chiarisce subito di avere “molto rispetto per lo Stato”, di essere “molto grata all’Arma per tutto l’affetto che ha dimostrato per la nostra famiglia in questi anni”. Aggiunge, però, facendo riferimento al permesso premio concesso dai giudici, che “non si doveva permettere a quest’essere di andare ancora in giro a creare dolore”. E racconta ancora che sua madre “non si riprese mai dalla morte di mio padre, fu lacerata per sempre dal dolore, ebbe un ictus e morì tre anni fa”.