Le dichiarazioni della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella pronunciate durante un convegno dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) a Roma hanno acceso un intenso dibattito politico e istituzionale. La ministra ha affermato che “le gite scolastiche ad Auschwitz sono state incoraggiate e valorizzate perché servivano a dire che l’antisemitismo era qualcosa del passato, legato solo al fascismo”.

Le parole di Roccella hanno suscitato forti reazioni. La senatrice Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ha espresso profonda indignazione, definendo “incredibile” che una ministra potesse ridurre i viaggi della memoria a semplici strumenti di antifascismo. Segre ha ricordato che la persecuzione degli ebrei fu opera dei nazisti “con la collaborazione dei fascisti italiani” e ha sottolineato l’importanza di educare le nuove generazioni alla conoscenza della verità storica.

Anche le opposizioni hanno condannato le parole della ministra. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di prendere le distanze da “una dichiarazione inqualificabile”. Altri esponenti politici, come Irene Manzi (PD) e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), hanno parlato di “manipolazione della memoria”, mentre Riccardo Magi (Più Europa) ha ricordato che proprio le visite ai campi di sterminio hanno contribuito a formare la coscienza democratica dei giovani.

In risposta alle critiche, Roccella ha respinto le accuse di revisionismo, dichiarando che le sue parole sono state “strumentalizzate”. Ha ribadito la propria amicizia verso Israele e la comunità ebraica, annunciando la disponibilità a un’audizione in Commissione Segre per chiarire la propria posizione. La ministra ha inoltre criticato l’atteggiamento di alcune università italiane, accusandole di mancare di riflessione sul conflitto israelo-palestinese.

A sostegno di Roccella è intervenuto Riccardo Pacifici, ex presidente della Comunità ebraica di Roma, che ha lodato la ministra per la “chiarezza e il coraggio”. Secondo Pacifici, la memoria dell’Olocausto rischia di diventare un “rituale vuoto” se non viene collegata ai fenomeni di antisemitismo contemporaneo.

La vicenda, al centro del dibattito politico e mediatico, evidenzia la delicatezza del rapporto tra memoria storica e attualità politica, riportando in primo piano il ruolo educativo dei viaggi della memoria e il significato del contrasto all’antisemitismo nel presente.