Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina si trova nuovamente in stallo dopo la pubblicazione delle motivazioni con cui la Corte dei Conti, lo scorso mese, ha bocciato la delibera Cipess sull’opera. I magistrati contabili hanno individuato tre criticità principali: violazioni della direttiva Ue sugli habitat naturali, modifiche sostanziali rispetto al contratto originario e mancanza del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario alla base del piano economico-finanziario.

Il governo, attraverso una nota di Palazzo Chigi, assicura che le motivazioni saranno esaminate con attenzione e si dice convinto che esista “un ampio margine di chiarimento” nel dialogo con la stessa Corte. Il Ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, conferma l’intenzione di proseguire l’iter dell’opera e fa sapere che tecnici e giuristi sono già impegnati a rispondere ai rilievi, sottolineando anche la collaborazione con la Commissione europea. Analisi in corso anche alla società Stretto di Messina, come riferisce l’amministratore delegato Pietro Ciucci.

Opposizioni e associazioni ambientaliste accolgono la decisione della Corte come una vittoria. Angelo Bonelli (Avs), da sempre contrario al progetto, parla di “totale illegittimità della procedura” e chiede le dimissioni di Salvini e Ciucci, accusandoli di voler destinare 14 miliardi a un’opera “inutile”. Critiche arrivano anche dal Pd: il senatore Antonio Nicita definisce i rilievi “molto seri e difficilmente superabili”, mentre il segretario siciliano Anthony Barbagallo invita il governo ad abbandonare definitivamente il progetto. Il Wwf, a sua volta, afferma che la sentenza conferma le irregolarità da tempo denunciate in materia ambientale e di appalti.

Il futuro del Ponte resta dunque incerto, mentre il confronto politico si riaccende attorno a un’infrastruttura discussa da decenni.