La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni, ha espresso preoccupazione per l’uso distorto delle parole legate alla Shoah, evidenziando la tendenza a ribaltarle verso Israele e gli ebrei. Questo fenomeno è stato riscontrato in annunci di cortei, come quello organizzato a Roma dal Movimento degli studenti palestinesi in vista del Giorno della Memoria il 27 gennaio.
Di Segni ha dichiarato di aver ascoltato queste interpretazioni distorte da rettori, insegnanti, politici e personaggi istituzionali. La presidente ha citato l’annuncio del corteo palestinese, definendo la ricorrenza del 27 gennaio come “la tomba della verità, della giustizia e della coerenza”. La frase di Primo Levi sulla necessità di conoscere l’Olocausto è stata citata in relazione a quanto accade a Gaza, un’accostamento che ha suscitato la reazione decisa di Di Segni.
La presidente ha replicato, esortando a lasciare Primo Levi alla memoria collettiva e a manifestare pensieri senza offendere la memoria dei sopravvissuti. Ha chiesto di evitare interpretazioni fuorvianti e di cercare citazioni altrove.
Le preoccupazioni di Di Segni sono in linea con i timori manifestati durante la presentazione degli eventi istituzionali patrocinati dalla Presidenza del Consiglio in vista del Giorno della Memoria. Si segnalano tensioni legate al clima in alcuni atenei e ai commenti su Israele, accusato di genocidio presso la Corte internazionale di Giustizia.
La presidente ha anche annunciato che per motivi di sicurezza non è stato possibile organizzare la maratona della Memoria, sottolineando la presenza di un clima generale che ha reso difficile l’organizzazione di iniziative pubbliche. La sicurezza è diventata una priorità, e l’Ucei chiede attenzione a questo impegno di coerenza.
Il sottosegretario Alfredo Mantovano, presente alla presentazione degli eventi, ha riconosciuto la presenza di odio antiebraico in alcuni ambienti universitari, affermando la necessità di mantenere vivo il ricordo della Shoah senza ridimensionamenti o timori.










