di WANDA CHERUBINI-

VITERBO – Si è svolto questa mattina, alle ore 10, presso la sala Alessandro IV di Palazzo dei Papi, il convegno “Il cuore di un uomo”, per gli incontri della pastorale della salute, “Aggiungiamo vita alla vita”. Al centro dell’incontro la storia del rivoluzionario chirurgo inventore del bypass, Renè Favaloro. Sono milioni i cardiopatici salvati grazie al suo by pass aortico-coronarico.Prima dell’incontro con Luca Serafini, autore del libro “Il cuore di un uomo” su Favaloro,  ha portato i suoi saluti don Luigi Fabbri, vicario generale della diocesi di Viterbo, che ha posto l’accento su due concetti, quello di cuore e umanità, evidenziando come sia buona cosa la cura del corpo, ma chiedendosi poi al cuore chi ci pensa? “Senza umanità – ha aggiunto don Luigi – non solo non si è medici, ma non si è uomini. Il cuore va educato. Non può essere lasciato all’approssimazione, va educato a prendersi cura dell’altro. La cura del prossimo è il vaccino del cuore e qui c’è l’obbligo vaccinale per tutti”. E’ stata poi la volta della presidente dell’Ucsi di Viterbo, la giornalista e direttore di Tuscia Times, Wanda Cherubini, che ha evidenziato la figura del noto cardiochirurgo, che si è trovato a fare il medico rurale negli anni neri del regime argentino sempre al servizio dei pazienti. “Tornò dalla sua formazione negli Stati Uniti, con l’intento di creare un centro di eccellenza come la Clinica Cleveland, in Ohio, dove avrebbe potuto rimanere. Invece, si ritrovò solo – ha spiegato Cherubini- Provando a realizzare in ogni modo il suo sogno fino a quando si uccise nella disperazione di far comprendere quello che stava accadendo, provando a rendere umana la sanità argentina”. Pierpaolo Manca, referente ufficio immigrazione della Caritas diocesana di Viterbo, ha ringraziato tutti i presenti, mentre don Emanuele Germani, ufficio stampa della diocesi di Viterbo, ha evidenziato come il libro “Il cuore di un uomo” sia un testo che vale la pena di leggere, citando Kafka quando diceva che bisognava leggere solo i libri che mordono, che pungono. “Il libro di Luca Serafini è  uno di quelli che pungono, leggerlo ne vale la pena”. Si è quindi passati alla proiezione di un filmato sulla figura di Renè Favaloro a cui ha fatto seguito l’incontro con Luca Serafini, moderato da Pierluigi Vito, giornalista e scrittore. “Siamo nel momento più buio della storia dell’umanità di questo pianeta perchè non siamo stati capaci di difendere nulla, l’ambiente, la pace – ha esordito Serafini– Noi devastiamo il pianeta e stiamo distruggendo l’umanità. Tutto quello che potevamo fare di sbagliato lo abbiamo fatto e ci ritroviamo con le mascherine come ai tempi della peste del Manzoni, con la guerra come nel 1914 e nel 1945. Ma per fortuna sono vissute e vivono delle figure come Renè Favaloro. Grazie a lui, alla sua invenzione, sono stati fatti oltre 40 milioni di interventi e altrettante vite sono state salvate”. Serafini ha poi ricordato come il cardiochirurgo fosse un grande amante della natura e come per la gente in Argentina venga considerato come il nostro Padre Pio per fama ed amore. “La sua vita era per gli altri – ha detto ancora Serafini – Prego tutte le sere affinché  esca tra di noi un nuovo Favaloro” – ha poi concluso rivolgendosi agli studenti presenti in sala. Erano, infatti, presenti in sala 148 ragazzi provenienti dalle scuole Francesco Orioli, con la preside Simonetta Pachella e l’insegnante Antonella Gregori, l’ITT Leonardo da Vinci, con la vice preside Vera Brodo, il liceo scientifico Paolo Ruffini ed il liceo classico Mariano Buratti con i rispettivi insegnanti. Presenti,  oltre alle autorità,  anche i medici cattolici, l’Acli, la polizia penitenziaria, che è intervenuta tra i relatori,  il gruppo scout con il medico Enzo Achilli, il dott. Renato Trapè in rappresentanza del sindaco di Montefiascone.

Il convegno è proseguito con la seconda parte dove ha moderato  Maria Paola Angelini, direttore ufficio diocesano per la pastorale della salute, che ha introdotto e presentato i  seguenti relatori: prof. Aurelio Rizzacasa già docente ordinario di Filosofia Morale all’Università di Perugia Consigliere Ufficio Diocesano Pastorale che ha trattato “Una esistenza inquieta, sospesa tra Etica, Politica e Fede” . E’ seguito l’intervento della dottoressa Iside Adalberta Pepe, psichiatra della Asl di Viterbo e poi quello della dott.ssa Debora Scardaoni della Polizia penitenziaria di Viterbo. Si è trattato di un momento altamente educativo, soprattutto per gli studenti presenti, come ha sottolineato Maria Paola Angelini, in quanto a loro sono state consegnate la forza e la speranza per il futuro. La direttrice dell’ufficio diocesano per la pastorale della Salute ha poi ricordato un suo amico medico che, come Favaloro, si è tolto la vita ed ha evidenziato a gran voce come il sistema aziendale sia da rivedere, in quanto inaccettabile. “Non voglio più sentire, come è capitato per il mio amico medico, che è stato schiacciato dal sistema! Dobbiamo avere il coraggio di rivedere il sistema aziendale che così crea solo business non sanità. Il paziente lo chiamano utente, poi si va a raschiare sulle briciole…IL senso dell’ufficio che dirigo è proprio quello di portare Dio dentro l’umanità ed allora avremo l’umanizzazione dei servizi”. Tutti i convenuti hanno chiesto la cooperazione di tutte le forze per abbattere i sistemi che uccidono. “Essere umani significa vivere le emozioni pure” – ha rimarcato Maria Paola Angelini.