Colpo di scena nel processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede. La Corte d’appello vaticana ha stabilito che il procedimento di primo grado presenta gravi carenze procedurali e ha disposto la rinnovazione del dibattimento, senza però annullare le condanne già emesse.
L’ordinanza, firmata dal presidente Alejandro Arellano Cedillo insieme ai giudici Riccardo Turrini Vita e Massimo Massello Ducci Teri, parla di “nullità relativa” del procedimento e impone di ripetere il dibattimento davanti alla stessa Corte d’appello.
Secondo i giudici, durante il primo grado non sono stati depositati tutti gli atti d’indagine e diversi documenti sono stati presentati con parti oscurate, impedendo alla difesa di conoscere integralmente il materiale accusatorio.
La Corte ha quindi rilevato la violazione del principio della piena conoscenza degli atti, ritenuto essenziale per garantire il diritto di difesa degli imputati.
Per questo motivo è stato ordinato all’Ufficio del promotore di giustizia di depositare entro il 30 aprile 2026 tutti i documenti nella loro versione completa, senza omissis.
Le parti avranno poi tempo fino al 15 giugno per esaminare il materiale e preparare le prove difensive, mentre una nuova udienza è stata fissata per il 22 giugno per stabilire il calendario del nuovo dibattimento.
La decisione è stata accolta con favore dagli avvocati del cardinale Angelo Becciu, tra i principali imputati nel cosiddetto “processo del secolo”.
I legali hanno sottolineato che la Corte ha riconosciuto l’illegittimità di alcuni atti istruttori basati su un provvedimento rimasto segreto agli imputati fino all’inizio del processo, confermando le contestazioni sollevate fin dall’avvio del procedimento.
L’inchiesta riguarda la controversa compravendita dell’immobile di Sloane Avenue, a Londra, e più in generale la gestione dei fondi della Segreteria di Stato vaticana, finita sotto esame per presunte irregolarità finanziarie.
Il procedimento ha avuto un forte impatto anche sulla vita della Chiesa, arrivando a influenzare il clima interno in vista del conclave, durante il quale lo stesso Becciu aveva deciso di fare un passo indietro per evitare divisioni.
La Corte d’appello ha sottolineato che una situazione simile non ha precedenti nella giurisprudenza vaticana, ma ha ritenuto inevitabile la rinnovazione del dibattimento per garantire un processo equo.
Il processo quindi non riparte completamente da zero, ma dovrà essere in larga parte rifatto, segnando una nuova fase in una delle vicende giudiziarie più delicate mai affrontate dalla giustizia della Santa Sede.










