Il governo prosegue il confronto sul rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione e guarda con ottimismo al prossimo ciclo negoziale. Dopo le tensioni registrate nel triennio 2022-2024, che aveva visto la mancata firma della CGIL, il nuovo rinnovo per il periodo 2025-2027 potrebbe segnare il ritorno a un’intesa condivisa tra tutte le organizzazioni sindacali.

A dirlo è il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che durante un forum con l’ANSA ha sottolineato il clima più costruttivo emerso nei primi incontri con le parti sociali. Secondo il ministro, l’atteggiamento del sindacato guidato da Maurizio Landini appare oggi più orientato al dialogo, aprendo alla possibilità di recuperare l’adesione della Cgil ai prossimi rinnovi contrattuali.

Il governo rivendica l’impegno economico messo in campo: nelle leggi di bilancio 2023 e 2024 sono stati stanziati circa 30 miliardi di euro per coprire i rinnovi contrattuali dei trienni 2022-2024, 2025-2027 e 2028-2030. Secondo Zangrillo, queste risorse dovrebbero garantire ai dipendenti pubblici un aumento complessivo delle retribuzioni tra il 18 e il 20 per cento nel periodo che va dal 2022 al 2027, contribuendo anche al recupero del potere d’acquisto.

Accanto al tema degli stipendi, il ministro ha indicato come prioritaria la modernizzazione della pubblica amministrazione. L’obiettivo è renderla più efficiente e attrattiva, soprattutto per i giovani, avvicinandola in parte ai modelli del settore privato. In questo percorso il merito dovrà diventare una leva centrale, sia per valorizzare le competenze sia per favorire progressioni di carriera e retribuzioni più alte.

Zangrillo ha infine richiamato l’importanza di applicare il principio del merito anche in altri ambiti dello Stato, come la magistratura, tema che torna al centro del dibattito politico in vista del prossimo referendum sulla giustizia.