Un attacco senza precedenti ha scosso la capitale del Qatar. A Doha, nel quartiere residenziale di Qatara, dieci bombe sganciate dai caccia israeliani hanno distrutto una villetta a due piani dove, secondo l’Idf, si trovavano riuniti i vertici di Hamas. L’operazione, ribattezzata Fire Summit e pianificata da oltre un anno, è stata definita “storica” da Israele perché per la prima volta ha preso di mira obiettivi sul territorio qatariota.

L’azione aveva come bersagli figure di primo piano del movimento islamista, tra cui Khalil al-Hayya e Khaled Mashaal, accusati di guidare da anni le operazioni terroristiche contro Israele e di essere direttamente responsabili dell’attacco del 7 ottobre 2023. Restano tuttavia incerte le sorti dei leader colpiti: fonti arabe parlano di danni maggiori all’edificio adiacente, mentre Hamas sostiene che l’attacco abbia ucciso solo cinque membri della delegazione negoziale, non i principali dirigenti.

Il raid è stato deciso personalmente dal premier Benjamin Netanyahu insieme al ministro Israel Katz, in risposta all’attentato di lunedì a Gerusalemme. La Casa Bianca ha fatto sapere di essere stata informata in anticipo, ma Doha ha smentito di essere stata avvertita. Intanto, i Paesi arabi hanno condannato duramente l’azione, definendola una “palese violazione del diritto internazionale”.

Secondo gli analisti, l’obiettivo di Israele era duplice: eliminare esponenti considerati troppo rigidi nei negoziati, come al-Hayya, e favorire l’ascesa di figure più disponibili al compromesso, come il comandante di Hamas a Gaza Izz al-Din al-Haddad.

Le conseguenze politiche sono immediate: il Qatar ha sospeso i colloqui di mediazione, mentre gli Stati Uniti hanno espresso irritazione per l’attacco a un Paese alleato, pur ribadendo la necessità di eliminare Hamas. Donald Trump ha preso le distanze dall’operazione, affermando che la decisione è stata esclusivamente di Netanyahu.

Nel frattempo, a Gaza, l’Idf ha ordinato un’evacuazione generale della popolazione da Gaza City, provocando un nuovo esodo di massa. La situazione resta incandescente: tra voci contrastanti sul destino dei leader di Hamas e la sospensione dei negoziati, il rischio di un ulteriore allontanamento dal cessate il fuoco appare sempre più concreto.