Un recente raid israeliano a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, ha provocato almeno 45 morti e oltre 180 feriti, colpendo gravemente una comunità di sfollati palestinesi. Tra le vittime si contano anche donne e bambini. L’attacco era mirato a due leader di Hamas, Yassin Rabia e Khaled Nagar, responsabili di operazioni militari contro Israele.

L’attacco ha scatenato una forte condanna internazionale. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha definito l’incidente “tragico” e ha espresso rammarico per la perdita di vite civili, mentre una commissione indipendente indaga sull’accaduto. Dalle prime risultanze, sembra che la strage sia stata causata da un incendio sviluppatosi dopo il raid.

Hamas ha denunciato il raid come un “massacro sionista” e ha annunciato la sospensione delle trattative di tregua, rifiutandosi di partecipare ai negoziati mediati da Qatar, Egitto e Stati Uniti. L’Onu ha richiesto un’indagine approfondita e misure urgenti per proteggere i civili. Gli Stati Uniti hanno sollecitato Israele a prendere ogni precauzione possibile per evitare vittime civili. Il rappresentante della politica estera dell’UE, Josep Borrell, e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno condannato fermamente l’attacco. Anche il presidente turco Erdogan ha espresso la sua indignazione, paragonando Netanyahu a Hitler e Milosevic. L’Unrwa ha definito la situazione a Gaza “inferno sulla terra”.

Il raid ha aumentato la tensione tra Israele ed Egitto. Durante uno scontro a fuoco, soldati israeliani hanno ucciso un militare egiziano, aggravando una situazione già tesa. Anche su questo incidente è stata aperta un’indagine, sebbene l’Idf abbia attribuito la responsabilità ai soldati egiziani.