Operazione trasparenza a Buckingham Palace. Re Carlo III si prepara a rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi, diventando il primo sovrano britannico a compiere un gesto di questo tipo nella storia della monarchia.
La decisione arriva in un momento delicato per la Corona, alle prese con un calo di popolarità e con una crescente richiesta di chiarezza da parte dell’opinione pubblica britannica. Il malcontento appare particolarmente evidente tra i giovani e tra i cittadini di origine straniera, fasce della popolazione considerate centrali per il futuro del Regno Unito.
La scelta del sovrano si inserisce anche nel contesto dei contraccolpi d’immagine subiti dalla famiglia reale dopo lo scandalo legato ai rapporti dell’ex principe Andrea con Jeffrey Epstein. Una vicenda che, dopo anni di polemiche e sospetti, ha portato alla perdita dei titoli da parte del fratello minore di Carlo III, un tempo considerato tra i membri più vicini alla defunta regina Elisabetta II.
Secondo quanto riferito da fonti di Buckingham Palace, la decisione sarebbe stata presa personalmente dal re, oggi 77enne, ancora impegnato nelle sue funzioni nonostante le cure per un tumore diagnosticato all’inizio del 2024. L’obiettivo, spiegano i portavoce di corte, è quello di garantire maggiore trasparenza e favorire una migliore comprensione delle responsabilità economiche e istituzionali del sovrano.
I dati relativi alle imposte personali di Carlo III per l’anno fiscale 2024-2025 saranno diffusi giovedì, insieme agli altri rapporti finanziari pubblicati periodicamente dalla casa reale. Le informazioni riguardanti l’anno fiscale 2025-2026 verranno invece rese note il prossimo anno, una volta conclusa la revisione contabile.
La svolta, tuttavia, non riguarda il principe William. L’erede al trono, a cui è affidata la gestione autonoma di una parte rilevante dei beni della famiglia reale, non ha ancora reso pubbliche le proprie tasse da quando è diventato principe di Galles. Negli ultimi tempi William ha comunque mostrato segnali di apertura sul tema dei privilegi economici, annunciando iniziative sociali legate al patrimonio immobiliare del Ducato di Cornovaglia, anche per contribuire ad affrontare la crisi abitativa.
Le entrate private del re dovrebbero comprendere fondi provenienti da investimenti, attività commerciali, risparmi personali e profitti generati dalle tenute di Balmoral e Sandringham. A queste si aggiungono le risorse legate al ruolo istituzionale di Carlo III come capo dello Stato e della Royal Family.
Tra le principali fonti di finanziamento figura il Sovereign Grant, contributo pubblico sostenuto dai contribuenti e destinato alle attività ufficiali della monarchia. Nell’ultimo anno il suo importo è salito da 86,3 a 132,1 milioni di sterline, pari a oltre 150 milioni di euro. Un aumento destinato a sostenere gli impegni pubblici dei membri attivi della famiglia reale.
Un’altra fonte rilevante è rappresentata dal Ducato di Lancaster, sotto il diretto controllo del sovrano, che ha prodotto guadagni annuali pari a 26,8 milioni di sterline. Una cifra simile a quella generata dal Ducato di Cornovaglia, oggi gestito dal principe William per conto del casato.
Con questa decisione, Carlo III prova dunque a imprimere un segnale di discontinuità e apertura, nel tentativo di rafforzare la fiducia verso la monarchia e di preparare il terreno al futuro passaggio generazionale.










