La distruzione del ponte di Kursk da parte delle forze ucraine ha scatenato una reazione furiosa da parte di Mosca, che si trova a fronteggiare l’inedita condizione di essere invasa sul proprio territorio. Il Ministero degli Esteri russo ha denunciato l’uso di missili di fabbricazione occidentale, probabilmente Himars americani, per l’attacco, che ha causato la distruzione completa del ponte e la morte di volontari civili.
Questa affermazione segna un’escalation nei rapporti con Washington, con Mosca che accusa direttamente gli Stati Uniti di sostenere l’avanzata ucraina. Sul campo, la battaglia continua con intensità, e le dichiarazioni contrastanti delle due parti riflettono la complessità del conflitto. Da un lato, Kiev rivendica progressi nelle posizioni in territorio russo, come confermato dal think tank Institute for the Study of War. Dall’altro, Mosca sostiene di aver respinto le forze ucraine in tre località della regione di Kursk.
Nel frattempo, il Washington Post ha riportato che un tentativo ucraino di sfondare nella regione di Belgorod è stato respinto dalle forze russe, meglio preparate rispetto a Kursk. Questo attacco ha anche avuto conseguenze diplomatiche: i piani per negoziati tra Russia e Ucraina a Doha sono stati annullati, facendo saltare la possibilità di un accordo per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
L’escalation si è intensificata ulteriormente con le accuse reciproche di preparare attacchi alle centrali nucleari. Il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che l’Ucraina sta preparando un attacco alla centrale nucleare di Kursk, chiedendo l’intervento delle Nazioni Unite e dell’Aiea per prevenire un possibile disastro. La preoccupazione di Mosca è che Kiev possa tentare di occupare la centrale, una delle infrastrutture più cruciali della regione, minacciando i rifornimenti energetici russi.










