Ultime ore di campagna referendaria per il centrodestra, segnate da un doppio binario tra l’appello finale al voto favorevole sulla riforma della giustizia e il cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, figura storica della coalizione e fondatore della Lega.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto la televisione per lo sprint conclusivo, mentre diversi appuntamenti nei territori sono stati annullati o trasformati in momenti di commemorazione del “Senatùr”.
La chiusura della campagna si è quindi divisa tra la mobilitazione per il sì e il ricordo di uno dei protagonisti della nascita del centrodestra. La premier e i due vicepremier hanno rilanciato l’invito a sostenere la riforma, insistendo sui temi già al centro della consultazione: dalla separazione delle carriere nella magistratura ai casi di presunta malagiustizia, fino alla critica alle correnti interne definite da più esponenti della maggioranza come espressione di una magistratura politicizzata.
Il messaggio comune è che l’esito del referendum non avrà conseguenze sulla stabilità del governo, che secondo la maggioranza resta solida, a differenza dell’opposizione.
A Milano l’evento conclusivo organizzato da Fratelli d’Italia era stato pensato come una manifestazione unitaria per sostenere la riforma, ma nel corso della giornata si è trasformato in una commemorazione di Bossi. Alla piazza non hanno partecipato esponenti della Lega, impegnati in iniziative separate.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato il fondatore del Carroccio come “un amico sincero” che contribuì a costruire un centrodestra forte senza rinunciare alle battaglie per la difesa del Nord.
Il leader leghista Matteo Salvini si è recato a Gemonio per incontrare la famiglia di Bossi, sottolineando che votare sì al referendum rappresenta anche un modo per onorarne l’eredità politica. Secondo Salvini, la riforma servirebbe anche a limitare gli effetti di quella che ha definito una magistratura troppo politicizzata, tema che da anni è centrale nelle posizioni della Lega.
Anche Forza Italia ha intensificato la presenza nei territori. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo in televisione, ha ribadito la necessità di separare politica e magistratura e ha parlato di un clima di tensione dopo l’esplosione avvenuta a Roma, sottolineando che l’episodio ha aumentato le preoccupazioni alla vigilia del voto.
Meloni, intervenuta prima su Rai1 e poi su La7, ha rivolto l’ultimo appello agli elettori sostenendo che la sfida referendaria riguarda il futuro del Paese. Secondo la premier, il voto contrappone chi vuole mantenere lo status quo a chi intende modernizzare il sistema giudiziario. Ha inoltre criticato il tono della campagna, definita “non bella”, accusando il fronte del no di aver alimentato polemiche e disinformazione.
La presidente del Consiglio ha ribadito che un’eventuale vittoria del no non metterebbe in discussione il governo, ma impedirebbe di intervenire su una giustizia che, a suo giudizio, necessita di cambiamenti profondi. Nel messaggio finale ha citato anche alcuni casi di cronaca giudiziaria, sostenendo che introdurre maggiori responsabilità nel sistema potrebbe evitare errori e garantire maggiore equilibrio.
La campagna per il sì si è chiusa con iniziative unitarie dei comitati favorevoli alla riforma, mentre il clima generale resta segnato da tensioni politiche e dal ricordo di Bossi, la cui scomparsa ha inevitabilmente influenzato gli ultimi giorni prima del voto.
