Una decisione senza precedenti ha segnato un nuovo capitolo nei rapporti tra Israele e l’Occidente: Regno Unito, Canada e Australia hanno formalizzato il riconoscimento dello Stato palestinese. Si tratta dei primi Paesi membri del G7 a compiere questo passo, motivato dalla volontà di prendere le distanze dalla durezza dell’offensiva israeliana a Gaza e dall’espansione degli insediamenti nei Territori occupati.
L’iniziativa, dal forte valore politico e simbolico, sarà seguita da Parigi e da altre capitali europee in occasione dell’Assemblea Generale dell’Onu. Emmanuel Macron, insieme all’Arabia Saudita, ha promosso un vertice per coordinare i Paesi intenzionati a sostenere la creazione di uno Stato palestinese. Tra i partecipanti attesi ci sono Belgio, Portogallo, Lussemburgo, Malta e Andorra. A fine settimana oltre 150 Paesi avranno formalizzato il riconoscimento, inclusa una decina nell’Unione europea.
Il premier britannico Keir Starmer ha spiegato che la scelta non è un atto contro Israele, ma un tentativo di “ravvivare la speranza di pace” dopo le devastazioni e le migliaia di vittime a Gaza. Anche Abu Mazen ha parlato di “passo importante verso una pace giusta e duratura”, mentre Hamas lo ha definito “una vittoria per i diritti dei palestinesi”.
Durissima la reazione di Benyamin Netanyahu, che ha promesso che “non ci sarà nessuno Stato palestinese a ovest del Giordano” e ha accusato Londra, Ottawa e Canberra di “offrire una ricompensa al terrorismo”. L’ultradestra israeliana, con Itamar Ben Gvir in testa, spinge invece per l’annessione totale della Cisgiordania.
Il riconoscimento ha messo in evidenza anche le divisioni interne all’Europa: se la Francia guida l’iniziativa, Italia e Germania mantengono un approccio più prudente. Roma, rappresentata dal ministro Antonio Tajani, ribadisce il sostegno alla soluzione dei due Stati, ma sottolinea la necessità di arrivarci solo attraverso negoziati diretti e un riconoscimento reciproco.










