Il 10 settembre si terrà l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano che dovrà decidere se accogliere la richiesta di trasferire Renato Vallanzasca, 74 anni, ex boss della banda della Comasina, dal carcere a una struttura di cura in Veneto, in regime di detenzione domiciliare. I legali Corrado Limentani e Paolo Muzzi hanno presentato l’istanza a luglio, dopo che il Tribunale, lo scorso 20 giugno, aveva già concesso a Vallanzasca di usufruire di permessi premio di dodici ore da trascorrere in una comunità terapeutica.

La richiesta si basa sulle condizioni di salute dell’ex boss, che soffre di decadimento mentale. Una relazione dei medici del carcere di Bollate, dove Vallanzasca è detenuto, ha evidenziato che l’ambiente carcerario non è adeguato per fornirgli le cure necessarie e gli stimoli cognitivi di cui ha bisogno, suggerendo il trasferimento in un “ambito residenziale protetto”.

La decisione del tribunale arriverà dopo qualche giorno dall’udienza. Nel frattempo, un imprenditore volontario è stato nominato amministratore di sostegno di Vallanzasca, che presenta un quadro clinico caratterizzato da un processo neurodegenerativo irreversibile.