Sono tornati in Italia dopo oltre 14 mesi di prigionia nel carcere di El Rodeo I, alle porte di Caracas, Alberto Trentini e Mario Burlò. L’aereo che li ha riportati a casa, un Gulfstream G600, è atterrato all’aeroporto di Ciampino alle 8.47. Ad accoglierli, insieme ai familiari, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il primo a scendere dalla scaletta è stato Alberto Trentini, cooperante veneto, che ha potuto finalmente riabbracciare la madre Armanda, arrivata dal Lido di Venezia. Un momento di forte commozione dopo 423 giorni di angoscia. Poco distante, anche Mario Burlò si è stretto ai figli Gianna e Corrado, visibilmente emozionato per una liberazione giunta al termine di mesi di trattative complesse.

La premier Meloni ha rivolto ai due connazionali un semplice “Bentornati a casa”, lasciando poi spazio all’intimità del ricongiungimento familiare. Il ministro Tajani ha riferito che entrambi sono apparsi in buone condizioni di salute fisica e psicologica, pur sottolineando la durezza della detenzione, precisando che non avrebbero subito torture fisiche.

Attraverso la sua legale, l’avvocata Alessandra Ballerini, Trentini ha ringraziato tutte le persone che in questi mesi hanno lavorato, anche in silenzio, per la loro liberazione, chiedendo rispetto per il desiderio di riservatezza della famiglia. “Ci sarà tempo per raccontare e accertare le responsabilità”, ha ricordato la legale.

Sul volo era presente anche il direttore dell’Aise Giovanni Caravelli, a conferma del ruolo svolto dall’intelligence italiana nelle trattative, alle quali hanno contribuito diversi attori, inclusa la diplomazia vaticana. La notizia del rilascio è stata accolta con un lungo applauso bipartisan al Senato durante l’informativa del ministro Tajani, che ha ribadito l’impegno del Governo per ottenere la liberazione degli altri italiani ancora detenuti in Venezuela. “Nessun cittadino all’estero deve sentirsi solo”, ha concluso il ministro.