Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che porterà al Congresso una proposta di riforma costituzionale per includere il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione, blindandolo così da possibili attacchi politici futuri.
La decisione arriva dopo la controversa iniziativa del Partido Popular (PP) e di Vox al Comune di Madrid, dove è stata approvata una mozione che obbliga a informare le donne sui presunti rischi di una inesistente “sindrome post-aborto”, concetto privo di riconoscimento scientifico.
Secondo la Moncloa, l’obiettivo del governo è “consacrare la libertà e l’autonomia delle donne” e impedire la diffusione di informazioni false e prive di fondamento. Dopo la Francia, la Spagna potrebbe diventare il secondo Paese europeo a sancire esplicitamente l’aborto come diritto costituzionale.
La riforma richiede una maggioranza qualificata di due terzi in Parlamento, quindi il sostegno almeno parziale del PP, che appare diviso sul tema. Il leader popolare Alberto Núñez Feijóo si era detto contrario a strumentalizzare l’aborto in chiave politica, ma la recente convergenza del partito con Vox a Madrid ha sollevato forti critiche interne ed esterne, costringendo il sindaco José Luis Martínez Almeida a correggere la linea, riconoscendo l’assenza di basi scientifiche per la cosiddetta sindrome post-aborto.
Il governo Sánchez ha inoltre annunciato che sarà obbligatorio fornire alle donne solo informazioni convalidate da fonti scientifiche e istituzioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Associazione Americana di Psichiatria.
In Spagna l’aborto è depenalizzato dal 1985, ma i tentativi della destra di limitarne l’accesso non sono mancati: nel 2014 una proposta di riforma restrittiva del ministro popolare Alberto Ruiz Gallardón fu ritirata tra le polemiche, portando alle dimissioni dello stesso ministro.










