La nuova edizione 2025 del Programma Nazionale Esiti (PNE) di Agenas fotografa un’Italia ospedaliera in miglioramento, ma ancora segnata da un forte squilibrio territoriale. Le eccellenze si concentrano quasi esclusivamente al Nord, mentre il Sud continua a mostrare criticità rilevanti.

L’analisi ha valutato 1.117 strutture ospedaliere, pubbliche e private, attraverso 218 indicatori su otto aree cliniche principali. Solo 15 ospedali hanno ottenuto performance “alte” o “molto alte” in almeno sei aree. A eccellere pienamente, con valutazioni positive in tutte e otto, sono solo due strutture: l’ospedale di Savigliano (Piemonte) e quello di Mestre (Veneto). Tra le regioni del Sud compare una sola eccellenza: l’Azienda ospedaliera Federico II di Napoli.

Accanto ai centri virtuosi, quasi due ospedali su dieci risultano “rimandati” e necessitano di audit per migliorare la qualità dell’assistenza. Sono 197 le strutture critiche, in diminuzione rispetto alle 239 dell’anno precedente. La situazione più preoccupante si registra in Campania (51 strutture) e Sicilia (43), mentre alcune regioni — come Valle d’Aosta, Umbria e la Provincia di Trento — non presentano strutture sotto standard.

Nonostante le difficoltà, il PNE evidenzia trend positivi: migliorano la tempestività degli interventi per frattura del femore negli over 65, si riduce il numero dei parti cesarei e cresce la concentrazione degli interventi oncologici in centri ad alto volume. Particolarmente significativo il progresso nella cura del tumore al seno, trattato nel 90% dei casi in ospedali specializzati.

Restano tuttavia marcate differenze geografiche, soprattutto negli interventi complessi. Nel trattamento dei tumori del pancreas, ad esempio, il Sud registra livelli di concentrazione nelle strutture specializzate pari al 28%, contro dati ben più alti nel resto del Paese. Anche nella cardiologia persistono criticità, con tassi di mortalità post-intervento più alti in alcune regioni meridionali.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolinea che il PNE non mira a stilare classifiche, ma a fornire uno strumento di monitoraggio per programmare la sanità del futuro. Secondo il commissario straordinario di Agenas, Americo Ciocchetti, i risultati dimostrano che dove esistono standard chiari e condivisi, “il sistema migliora globalmente”.