Dopo le farmacie che organizzano prelievi e analisi gli infermieri che fanno prescrizioni oggi legate ad una ricetta firmata dai medici. Comincia ad esserci un po’ troppa confusione. La sanità si trasformerà in un caravanserraglio dove tutti potranno fare tutto? E le nuove regole del gioco chi le stabilisce, la politica? E la sicurezza del cittadino dove la mettiamo, chi le garantisce? Un altro fronte si apre per la UAP (   l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata) presieduta da Maria Stella Giorlandino. Anche i medici sono fuori dalla grazia di Dio, non sono neanche stati consultati…
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artiamo dalla notizia. La fonte è il ministro della salute Orazio Schillaci. Nascono tre aree di specializzazione infermieristiche: in cure primarie e sanità pubblica; in cure pediatriche e neonatali e in cure intensive e nell’emergenza. L’obiettivo di offrire più opportunità formative e sbocchi di carriera agli infermieri in possesso della laurea magistrale. Questo dovrebbe dare la possibilità per chi si specializzerà di poter fare precrizioni di tipo infermieristico. E cioè ricette per prescrivere dispositivi per l’incontinenza, materiali per le medicazioni o presidi per le stomie a cominciare da sacche e cateteri. Presidi, questi, legati all’assistenza infermieristica che però oggi necessitano di una ricetta firmata dai medici.  Che insorgono. “Siamo sconcertati e rammaricati per non essere stati interpellati come prevede la legge”, spiega il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli. “La prescrizione presuppone una diagnosi – spiega Anelli – e la diagnosi è di competenza del medico. Una competenza che il medico non si arroga, ma che gli viene conferita dalla legge, secondo il suo percorso di studi. La diagnosi è un atto medico complesso, che ha come fondamento tutta una serie di conoscenze che coinvolgono l’intero percorso di studi e non si esauriscono in uno o due esami universitari”. “ Attendiamo – conclude Anelli – di esaminare il provvedimento, che non conosciamo: laddove fossero attribuite ad altri professionisti competenze esclusive del medico, saremmo costretti a valutarne l’impugnazione”.
Lo affianca subito la Giorlandino, in fondo è anche la “sua” battaglia. “Condividiamo le dichiarazioni del presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, sulla possibilità che venga riconosciuta agli infermieri di rilasciare prescrizioni mediche. Si sottolinea che per potere rilasciare delle prescrizioni occorre preventivamente eseguire una diagnosi, per la quale, quindi, serve la competenza professionale di un medico. Per poter attribuire nuove competenze a una categoria professionale sarebbe quantomai opportuno ascoltare tutte le parti preposte, al fine di avere piena contezza della situazione concreta e dei suoi risvolti”. La presidente della Uap  coglie l’occasione per rinnovare “il suo profondo dissenso nel poter riconoscere alle farmacie, prive di autorizzazioni regionali all’esercizio di attività sanitarie e prive degli oltre 420 requisiti professionali, strutturali e tecnologici richiesti dal Dpr n. 502/1992, la possibilità di svolgere attività di screening”.
E va oltre, la Giorlandino. “L’Uap sta valutando di agire per richiedere una pronuncia della Corte dei Conti su un possibile danno erariale configurabile a fronte degli oltre 112 milioni di euro stanziati alle farmacie per l’esecuzione di screening effettuati in spregio alle norme attualmente vigenti e ai protocolli sanitari previsti, rilasciando quindi screening possibilmente errati”. “La legge n.69/2009, istitutiva delle cosidette farmacie dei servizi, già prevedeva che le farmacie avrebbero potuto ampliare le proprie competenze al di fuori dell’autodiagnosi, ma che in ogni caso le stesse si sarebbero dovute adeguare ai succitati requisiti di cui al Dpr 502/1992, al fine di poter garantire ai cittadini referti garantiti da professionisti specializzati. In sostanza, in assenza di un’esplicita deroga da parte della Legge 69/2009 o del D.lgs. 153/2009, queste norme devono essere interpretate come complementari al quadro normativo già esistente. Quindi, le farmacie possono estendere la loro attività, ma sempre all’interno del perimetro normativo stabilito dal Dpr 502/1992 (e dalle sue successive modifiche). Peraltro, non essendo più in piano di emergenza pandemico da Covid-19, non sussistono più le ragioni per poter attribuire alle farmacie il potere di somministrare vaccini, che costituisce un vero e proprio ‘atto medico’”, sottolinea Giorlandino aggiungendo che l’Uap condivide “la necessità di avere chiarimenti dal ministero della Salute e dal Governo, affinché siano rispettate le leggi e venga tutelato il diritto alla salute, costituzionalmente previsto dall’articolo 32, e alla professionalità e adeguatezza della professione medica”.
La battaglia continua, e il Governo dovrà in qualche modo rispondere. “Ritorniamo ad un paese con regole chiare, trasparenza e tutela della salute dei cittadini. Chiediamo legalità, salute e giusti processi autorizzativi, basta con l’approssimazione”, dice la presidente della UAP. Come darle torto?