Alla Direzione nazionale del Pd la segretaria attacca l’esecutivo e rivendica il peso elettorale dei dem nell’alleanza progressista. La premier replica sui social: “Dieci falsità”. Conte apre alle primarie e risponde sul principio dell’“uno vale uno”. La relazione approvata all’unanimità, ma i riformisti non partecipano al voto

ROMA – Non è stato soltanto un nuovo capitolo del confronto a distanza tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. La Direzione nazionale del Partito democratico del 2 ottobre ha segnato anche un passaggio importante nella definizione dei rapporti all’interno dell’opposizione, con la segretaria dem intenzionata a rivendicare il ruolo centrale del Pd nella costruzione dell’alternativa al centrodestra e Giuseppe Conte pronto a chiedere le primarie per la scelta della futura leadership della coalizione.

Una giornata scandita da dichiarazioni e repliche nel giro di poche ore. Schlein ha aperto lo scontro sostenendo che il governo abbia fallito e chiedendo di tornare alle urne il prima possibile. Meloni ha risposto sui social accusandola di aver impiegato quasi due settimane per replicare a una sua precedente provocazione e definendo “falsità” le dieci contestazioni formulate dalla leader dem. Schlein ha quindi contrattaccato durante la replica conclusiva della Direzione.

Schlein all’attacco: «Prima si vota, meglio è»

La segretaria del Pd ha utilizzato la riunione del Nazareno per tracciare un bilancio fortemente critico dei quattro anni di governo guidato da Giorgia Meloni.

Secondo Schlein, la stabilità rivendicata dall’esecutivo non avrebbe prodotto risultati sufficienti sul piano economico e sociale. La leader dem ha quindi sostenuto che le opposizioni si trovino davanti alla possibilità concreta di costruire un’alternativa competitiva alle prossime politiche.

Nel suo intervento ha chiamato in causa diversi temi: pressione fiscale, debito, salari, natalità, costo dell’energia, sanità, precarietà, produzione industriale e crescita economica.

È proprio su questi argomenti che si è riacceso il confronto diretto con Palazzo Chigi.

Qualche giorno prima la presidente del Consiglio aveva provocato Schlein sostenendo di essere disponibile a suggerirle “un argomento vero” con il quale criticarla.

La segretaria dem ha raccolto la sfida alla Direzione del partito, contrapponendo alla premier una lista di dieci questioni sulle quali, nella lettura del Pd, il governo avrebbe mancato i propri obiettivi. Tra queste, l’aumento della pressione fiscale, il calo delle nascite, il livello delle retribuzioni, il caro vita e le difficoltà del sistema produttivo.

Meloni ha replicato via social facendo leva anzitutto sui tempi della risposta e sostenendo che i dieci punti indicati dalla segretaria fossero altrettante falsità.

Lo scambio è proseguito nel pomeriggio, quando Schlein ha contestato alla presidente del Consiglio di aver avuto quattro anni per ottenere risultati e ha rilanciato le proprie accuse.

Il confronto resta però in larga misura politico e alcuni dei temi richiamati richiedono una lettura più articolata dei dati.

Sul fronte fiscale, l’ultimo dato consolidato dell’Istat mostra effettivamente un aumento: nel 2025 la pressione fiscale è salita al 42,9% del Pil, 0,7 punti in più rispetto al 2024. Il rapporto deficit/Pil si è invece attestato al 3,1%.

Più complesso il quadro sulla crescita. Parlare di economia completamente ferma non descrive letteralmente gli ultimi dati: nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua, con una crescita acquisita per l’intero 2026 dello 0,8%. Si tratta quindi di una dinamica positiva, seppure contenuta.

Anche sul lavoro il quadro presenta elementi differenti. Ad agosto gli occupati erano 24 milioni e 352mila, 291mila in più rispetto allo stesso mese del 2025. Nello stesso periodo, tuttavia, è aumentato anche il numero delle persone in cerca di occupazione e il tasso di disoccupazione è salito al 6,2%, mentre quello giovanile ha raggiunto il 20,3%.

La produzione industriale continua invece a mostrare una dinamica debole e irregolare: a giugno era scesa dell’1% sul mese precedente, anche se nel complesso del secondo trimestre aveva registrato un incremento dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

Un dato particolarmente attuale riguarda il costo della vita. Secondo la stima preliminare dell’Istat, a settembre l’inflazione è balzata al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto.

La spinta è arrivata soprattutto dall’energia: i prezzi dei beni energetici sono passati da una crescita tendenziale del 17,1% a una del 22,3%. Anche i prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie hanno accelerato.

È quindi su questo terreno che le critiche dell’opposizione sul caro vita trovano riscontro in una nuova fase di accelerazione dei prezzi, anche se l’inflazione di fondo, depurata da energia e alimentari freschi, resta molto più contenuta, all’1,7%.

Più sfumata è invece la fotografia sulla povertà.

I dati Istat disponibili mostrano che nel 2024 la povertà assoluta interessava circa 5,7 milioni di persone, il 9,8% dei residenti, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Nel 2025 la quota della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è invece diminuita dal 23,1% al 22,6%.

Rimangono però forti differenze territoriali e sociali: nel Mezzogiorno il rischio di povertà o esclusione sociale continua ad avere un’incidenza nettamente superiore rispetto al Nord.

Sul fronte demografico la tendenza negativa richiamata dalla segretaria dem trova invece conferma nei dati disponibili.

Nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, il 2,6% in meno rispetto all’anno precedente, mentre il numero medio di figli per donna è sceso al minimo storico di 1,18. I dati provvisori relativi ai primi sette mesi del 2025 indicavano un’ulteriore contrazione delle nascite del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2024.

L’attribuzione delle cause o delle responsabilità politiche resta naturalmente oggetto dello scontro tra maggioranza e opposizione, poiché il declino demografico italiano precede di molti anni l’attuale governo.

La parte politicamente più rilevante della Direzione non ha riguardato però soltanto Meloni.

Schlein ha inviato un messaggio molto chiaro agli alleati del cosiddetto campo progressista: il programma dovrà essere costruito insieme, ma il peso dei singoli partiti non potrà essere considerato identico.

La segretaria ha rivendicato il fatto che il Pd sia nettamente la principale forza dell’opposizione e abbia raccolto, nelle principali consultazioni richiamate durante il suo intervento, consensi superiori a quelli degli altri partiti dell’alleanza. Da qui la formula: “generosi sì, ingenui no”.

Schlein ha comunque confermato l’intenzione di arrivare a un programma comune e vincolante, sostenendo che la definizione dei contenuti debba precedere quella della leadership.

L’idea indicata dalla segretaria resta quella di affidare la guida della coalizione al leader della forza più votata oppure, in presenza di più candidature, ricorrere alle primarie.

La risposta di Giuseppe Conte non si è fatta attendere.

Il presidente del Movimento 5 Stelle ha interpretato le parole di Schlein come una sostanziale apertura definitiva alla consultazione popolare per scegliere il candidato della coalizione: secondo Conte, alla luce della posizione espressa dalla segretaria dem, la strada delle primarie diventa quella da percorrere.

Conte ha replicato anche alla formula sull’“uno vale uno”, dandone una lettura differente: per il leader M5s il principio significa dare peso alle opinioni dei cittadini, richiamando in particolare le posizioni contrarie all’aumento delle spese militari e favorevoli a maggiori risorse per sanità, istruzione e servizi sociali.

Si apre così un confronto che non riguarda soltanto il nome del futuro candidato premier, ma anche la piattaforma programmatica comune, con la politica estera e la difesa tra i dossier sui quali Pd e Movimento 5 Stelle dovranno trovare una sintesi.

Al termine dei lavori, la Direzione nazionale ha approvato all’unanimità la relazione di Schlein. La componente riformista del partito non ha però preso parte alla votazione, un segnale delle differenze interne che continuano a esistere nonostante la linea unitaria rivendicata dalla segretaria.

Schlein ha ricordato i risultati ottenuti durante il proprio mandato alla guida del Pd, dalla tenuta del tesseramento al risanamento dei conti del partito, e ha sostenuto che il percorso di costruzione dell’alternativa sia ormai arrivato alla fase decisiva. La registrazione integrale della Direzione conferma che la riunione, svoltasi il 2 ottobre al Nazareno, è stata dedicata soprattutto a strategia elettorale, alleanze e possibile ricorso alle primarie.

La giornata del 2 ottobre fotografa quindi due confronti distinti ma intrecciati.

Il primo è quello tra Meloni e Schlein, ormai sempre più impostato sul bilancio dell’azione di governo e sulle condizioni economiche e sociali del Paese. I dati mostrano un quadro meno netto delle rispettive ricostruzioni politiche: occupazione e Pil sono cresciuti su base annua, mentre pressione fiscale e inflazione sono aumentate e la natalità continua a diminuire.

Il secondo confronto si svolge dentro l’opposizione e riguarda la costruzione della coalizione che dovrebbe sfidare il centrodestra alle prossime elezioni.

Il Pd rivendica il proprio peso; il Movimento 5 Stelle chiede che la leadership venga scelta attraverso le primarie. In mezzo ci sono programma, politica estera, welfare e modalità con cui tenere insieme forze politiche che intendono presentarsi come alternativa al centrodestra ma mantengono posizioni differenti su diversi dossier.

La partita politica, dunque, non riguarda ancora soltanto chi guiderà il centrosinistra, ma prima di tutto quali regole e quale programma consentiranno alle diverse opposizioni di arrivare insieme al prossimo appuntamento elettorale.