Nonostante un oceano li separi, Bruce Springsteen e Donald Trump si sono affrontati in uno scontro durissimo fatto di accuse politiche e insulti personali. Tutto è iniziato durante il concerto del Boss a Manchester, tappa del tour The Land of Hopes and Dreams. Presentando la sua E Street Band, il rocker 75enne ha lanciato un duro attacco all’ex presidente:
“L’America che amo è ora nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice”.
Springsteen, noto sostenitore dei democratici, ha poi condiviso il discorso sui suoi canali ufficiali, invitando gli americani a “alzare la voce contro l’autoritarismo” e a difendere i diritti civili e le alleanze storiche degli Stati Uniti. “Si stanno schierando con i dittatori e contro chi lotta per la libertà”, ha accusato.
La replica di Trump è arrivata puntuale e feroce, affidata al suo social network Truth Social. Il tycoon ha definito Springsteen un “rocker altamente sopravvalutato” e un “fastidioso coglione che ha sostenuto il corrotto Joe Biden”, aggiungendo:
“Non mi è mai piaciuto lui, la sua musica o le sue politiche estremiste. Non ha nessun talento”.
Trump ha anche attaccato l’aspetto fisico dell’artista: “Sembra una prugna secca, la sua pelle è atrofizzata”, ha detto, consigliandogli di “tenere la bocca chiusa”.
Non è la prima volta che l’ex presidente si scontra con icone del mondo dello spettacolo. In passato, aveva già attaccato Taylor Swift, definendola “nessuno” dopo che la cantante si era espressa contro di lui durante la campagna elettorale.
Lo scontro tra Springsteen e Trump è solo l’ennesimo esempio della profonda frattura culturale e politica che attraversa l’America contemporanea, dove anche la musica diventa terreno di battaglia.










