Nelle ultime ore, il conflitto tra Israele e Hezbollah, con base nel sud del Libano, ha raggiunto livelli drammatici, con uno scambio intenso di attacchi missilistici che ha seminato distruzione e terrore sia in Libano che nel nord di Israele. Centinaia di razzi hanno colpito entrambe le aree, causando esplosioni e incendi che hanno costretto i residenti a rifugiarsi in luoghi sicuri. Le città israeliane di Haifa e Kiryat Bialik sono state particolarmente colpite, mentre Hezbollah ha rivendicato l’uso di nuovi missili, i Fadi 1 e Fadi 2.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fornito un aggiornamento sulla situazione degli ostaggi a Gaza, affermando che metà di essi è ancora viva. Il numero esatto degli ostaggi vivi sarebbe intorno a 33, secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano.
Nel frattempo, l’esercito israeliano continua a colpire le postazioni di Hezbollah, con l’obiettivo di distruggere l’infrastruttura militare del gruppo. Il capo di Stato maggiore israeliano, Herzi Halevi, ha minacciato un aumento degli attacchi contro Hezbollah, sostenendo che il gruppo sta pagando un prezzo sempre più alto. Le parole di Halevi sono state seguite da quelle di Netanyahu, il quale ha avvertito Hezbollah che i colpi inflitti sono più devastanti di quanto immaginato.
Nonostante il focus su Hezbollah, Israele continua le operazioni militari nella Striscia di Gaza, dove oggi sono stati uccisi sette palestinesi, secondo fonti di Al Jazeera. L’emittente qatariota è nuovamente sotto attacco da parte del governo israeliano, che ha ordinato la chiusura della sua sede a Ramallah, dopo aver già chiuso quella di Gerusalemme.
Hezbollah ha dichiarato di aver colpito obiettivi strategici in Israele, inclusi complessi militari, ma Israele non ha confermato questi attacchi. Inoltre, missili e droni lanciati da Iraq e Siria, presumibilmente forniti da Teheran, hanno aggiunto un nuovo livello di complessità al conflitto.
Sul fronte diplomatico, Netanyahu ha respinto l’idea di un’escalation verso una guerra totale con il Libano, una posizione condivisa dagli Stati Uniti, che hanno esortato Israele a evitare un’escalation, mentre l’ONU ha avvertito del rischio di una crisi simile a quella di Gaza in tutto il Medio Oriente.
Infine, Israele sta indagando sulla possibile morte del leader di Hamas, Yahya Sinwar, sebbene al momento non ci siano conferme ufficiali.










