Il governo rilancia sulla sicurezza con un nuovo pacchetto di misure che, nelle intenzioni dell’esecutivo, punta a rafforzare la tutela dei cittadini e delle forze dell’ordine. Dopo oltre due ore di Consiglio dei ministri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica un’azione “non spot”, ma parte di una strategia più ampia per garantire “sicurezza e libertà” e dimostrare che lo Stato “non si gira dall’altra parte”.
Il decreto, frutto di un confronto preventivo con il Quirinale, nasce – secondo la premier – dalla necessità di un “approccio più duro” sul fronte dell’ordine pubblico, reso ancora più urgente da quello che Meloni definisce un “doppiopesismo della magistratura” che avrebbe finora reso difficile difendere i cittadini. La presidente del Consiglio si dice “indignata” per la scarcerazione di alcuni responsabili degli scontri di Torino, sottolineando che non si tratta di semplici manifestanti, ma di gruppi organizzati che “agiscono contro lo Stato”.
Al centro del dibattito anche il tema dello “scudo penale”, che Meloni e i ministri respingono come definizione impropria. Secondo il governo, non si tratta di garantire impunità, ma di evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati quando è evidente la legittima difesa. Una misura che, ribadiscono, varrà per tutti e non solo per le forze dell’ordine.
Il pacchetto sicurezza introduce numerose novità: dalla stretta sui coltelli alle cosiddette norme “anti-maranza”, dalle multe per genitori ed esercenti alla stabilizzazione delle zone rosse, con la possibilità di allontanare soggetti ritenuti pericolosi dalle aree sensibili delle città. Tornano pene più severe per i borseggiatori, con il furto con destrezza che diventa nuovamente procedibile d’ufficio, e viene introdotto il divieto di partecipare a manifestazioni per chi è stato condannato per terrorismo o per lesioni agli agenti. Previste anche sanzioni pesanti per i cortei non autorizzati o che deviano dal percorso concordato.
Tra le misure più controverse figura il fermo preventivo fino a 12 ore. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi assicura che non si tratta di una norma “liberticida”: il magistrato dovrà essere informato e potrà disporre l’immediato rilascio se mancano le condizioni. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio spiega che l’obiettivo è rafforzare la prevenzione ed evitare il ripetersi di stagioni di violenza politica come quelle delle Brigate rosse.
Sul fronte immigrazione, parte del pacchetto sarà affrontata nei prossimi giorni con una delega per recepire il Patto europeo e un disegno di legge contro l’immigrazione illegale, che includerà anche il blocco navale. Intanto il decreto elimina l’automatismo che garantiva il patrocinio legale gratuito agli immigrati che presentavano ricorso contro l’espulsione, indipendentemente dalla condizione economica. Una norma definita dalla premier “surreale” e abolita in nome dell’equità rispetto ai cittadini italiani.
Il testo, più volte vagliato anche dagli uffici del Quirinale, viene rivendicato dal governo come costituzionalmente solido. La Lega esulta parlando di passaggio “dalle parole ai fatti”, mentre Forza Italia sottolinea l’aumento delle tutele per le forze dell’ordine. Il decreto dovrebbe arrivare in Gazzetta ufficiale nel giro di pochi giorni, entrando in vigore in un momento cruciale anche in vista dei Giochi olimpici di Milano-Cortina.
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