Dopo settimane di trattative complesse e continui momenti di tensione, Stati Uniti e Iran sembrano essere vicini a un accordo per mettere fine al conflitto che ha infiammato il Golfo Persico. Secondo fonti americane e mediorientali citate da Axios, un’intesa preliminare sarebbe stata raggiunta già nei giorni scorsi e sottoposta alla leadership iraniana, che avrebbe dato il proprio assenso. Resta però ancora da sciogliere il nodo decisivo: il via libera definitivo del presidente americano Donald Trump.
La Casa Bianca, infatti, mantiene un atteggiamento prudente. Trump avrebbe chiesto ancora alcuni giorni di riflessione prima di prendere una decisione finale, alimentando l’incertezza a Teheran, dove cresce il timore per l’imprevedibilità del leader americano. Un deputato iraniano ha ammesso apertamente la diffidenza della Repubblica islamica nei confronti del presidente statunitense, accusato di non rispettare sempre gli impegni presi.
Nel tentativo di accelerare il processo diplomatico, il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar, impegnato come mediatore, incontrerà a Washington il segretario di Stato Marco Rubio. Tuttavia, mentre la diplomazia cerca una soluzione, sul terreno continuano gli scontri.
Nelle ultime ore il Golfo Persico è tornato teatro di operazioni militari reciproche. Le forze americane hanno abbattuto droni iraniani nello Stretto di Hormuz e colpito nuovamente un sito militare a Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. In risposta, i Pasdaran hanno annunciato di aver attaccato una base statunitense nella regione, identificata da diverse fonti in Kuwait, dove sarebbero stati intercettati missili e droni. Il comando centrale americano, il Centcom, ha parlato di una “grave violazione del cessate il fuoco”, confermando quanto la tregua resti ancora estremamente fragile.
Al centro della trattativa c’è un memorandum che prevede una proroga di 60 giorni della tregua. Durante questo periodo dovrebbero iniziare negoziati sul programma nucleare iraniano, in particolare sulla gestione dell’uranio altamente arricchito. Washington punta a ottenere il controllo del materiale nucleare per procedere alla sua distruzione, mentre Teheran si impegnerebbe formalmente a rinunciare allo sviluppo dell’arma atomica e ad accettare le verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).
L’accordo includerebbe anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio energetico mondiale. L’Iran dovrebbe sminare le acque entro trenta giorni e garantire il ritorno della libera navigazione senza pedaggi. Parallelamente, gli Stati Uniti eliminerebbero gradualmente il blocco navale imposto ai porti iraniani.
Resta invece fuori dall’intesa il ruolo dell’Oman, che nella proposta iniziale iraniana avrebbe dovuto partecipare alla gestione del traffico marittimo nello Stretto. Washington ha però escluso questa ipotesi e minacciato sanzioni contro chiunque tenti di imporre tasse di transito nell’area.
Sul tavolo restano inoltre questioni economiche cruciali: l’Iran punta a recuperare circa 24 miliardi di dollari di beni congelati all’estero e a ottenere un alleggerimento delle sanzioni americane che soffocano l’economia del Paese.
Intanto il conflitto rischia di allargarsi ulteriormente sul fronte mediorientale. Israele continua infatti a mantenere una linea dura contro Hezbollah e contro l’influenza iraniana nella regione. Il premier Benyamin Netanyahu avrebbe intensificato le operazioni militari in Libano, tornando a colpire anche Beirut nonostante le preoccupazioni espresse dagli Stati Uniti per il rischio di vittime civili.
Raid israeliani hanno colpito la periferia sud della capitale libanese, roccaforte di Hezbollah, prendendo di mira un comandante vicino all’Iran. Nel sud del Libano gli attacchi avrebbero causato almeno 14 morti, tra cui alcuni bambini.
Parallelamente, Netanyahu ha rilanciato anche sul fronte di Gaza, annunciando l’intenzione di estendere il controllo israeliano su una porzione ancora più ampia della Striscia, nonostante gli accordi di tregua prevedessero un progressivo ritiro delle forze israeliane.
La possibile intesa tra Washington e Teheran rappresenta quindi un passaggio cruciale per la stabilità dell’intera regione. Ma tra attacchi militari, diffidenze reciproche e nuovi fronti di guerra, il percorso verso una pace duratura appare ancora pieno di ostacoli.










