Dalla stretta di mano alla rottura. Nel giro di 24 ore il fragile tentativo di riappacificazione tra i proprietari del discobar Constellation, Jacques e Jessica Moretti, e i familiari delle vittime si è trasformato in uno scontro acceso, culminato in urla e spintoni davanti alle telecamere.

I Moretti, indagati nell’inchiesta sulla strage di Capodanno che ha provocato 41 morti e 115 feriti, sono stati contestati al loro arrivo al campus universitario per l’interrogatorio di Jessica. Un presidio di parenti delle vittime, organizzato da Michel Pidoux, padre di un ragazzo di 17 anni morto nell’incendio, ha dato vita a momenti di forte tensione. Le accuse sono state durissime, tra grida di rabbia e disperazione. L’unico agente presente non è riuscito a evitare il contatto diretto con i manifestanti.

Tra le voci più accorate quella di Gulcin Kaya, madre di una delle vittime, che ha gridato il proprio dolore chiedendo come i proprietari potessero continuare a vivere dopo la tragedia. Jacques Moretti ha tentato di rispondere parlando di responsabilità e giustizia, ma le sue parole sono state accolte con scetticismo e indignazione.

L’udienza, con quasi 50 avvocati presenti e diversi familiari in aula, si è aperta in un clima teso. La procuratrice generale aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey, ha invitato tutti alla calma. Jessica Moretti, visibilmente provata, ha espresso comprensione per la rabbia dei parenti, promettendo collaborazione per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Al centro dell’interrogatorio sono finite soprattutto le misure di sicurezza del locale. Jessica ha ammesso alcune falle, tra cui l’assenza di prove di evacuazione, sostenendo che nessuno avrebbe mai imposto formalmente di effettuarle. Ha inoltre dichiarato che la sera di Capodanno erano presenti due addetti alla sicurezza, circostanza che però non troverebbe riscontro completo nella documentazione acquisita dalla procura, secondo cui sarebbe stato ingaggiato un solo buttafuori.

La difesa ha spiegato che l’incontro con i familiari non era inizialmente previsto e che sarebbero stati gli stessi Moretti a volerlo affrontare. Ma l’escalation ha segnato profondamente la giornata, con alcuni legali delle parti civili che hanno preso le distanze da ogni forma di “giustizia privata”, ribadendo la necessità di accertare le responsabilità esclusivamente nelle sedi opportune.

L’inchiesta proseguirà nei prossimi giorni con nuovi interrogatori, tra cui quello del capo dei pompieri di Crans-Montana e dell’addetto alla sicurezza in servizio la notte dell’incendio. Intanto, fuori dall’aula, resta il dolore incontenibile di chi chiede verità e giustizia per una tragedia che ha segnato un’intera comunità.