Il lavoro continua a mietere vittime in Italia, a ogni età e in ogni settore. A pochi giorni dalla Giornata mondiale dedicata alla sicurezza sul lavoro, si registrano altri due decessi in Lombardia: un muratore di 24 anni e un autista di 60. Con queste tragedie, il bilancio delle morti sul lavoro nei primi tre mesi dell’anno sale a 210: più di due al giorno.
Il primo incidente è avvenuto a Milano, dove Endrit Ademi, giovane operaio edile di origine kosovara residente a Rovato (Brescia), è precipitato da un’impalcatura al terzo piano durante lavori di ristrutturazione. Il parapetto di sicurezza non ha retto e il ragazzo è morto sul colpo dopo un volo di 12 metri. Era regolarmente assunto e noto per la sua serietà. La Procura ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità legate alla sicurezza del cantiere.
La seconda vittima, Roberto Vitale, 60 anni, è stato travolto da un camion nel deposito DHL di Carpiano, nel Milanese. Anche lui era regolarmente assunto e apprezzato da colleghi e datori di lavoro. L’incidente, avvenuto di notte, potrebbe essere stato causato da scarsa visibilità e stanchezza.
Per il segretario della CGIL, Maurizio Landini, non si tratta più di emergenze isolate ma di una “strage silenziosa” dovuta a un sistema che sacrifica la sicurezza al profitto. Gli fa eco Vincenzo Greco, della CGIL Milano, che denuncia l’assenza di ispettori del lavoro (solo 20 nella metropoli), la carenza di formazione e la mancanza di una cultura della prevenzione.
Entrambi invocano un cambio di paradigma: meno annunci e più azioni concrete, per rimettere la vita delle persone al centro del sistema produttivo. Ogni morte sul lavoro, ribadiscono, è una sconfitta dello Stato e delle istituzioni.










