Si chiude con l’assoluzione degli otto imputati il primo processo arrivato a sentenza nell’ambito delle inchieste sull’urbanistica milanese. Il caso riguardava la Torre Milano di via Stresa, grattacielo di oltre 80 metri e 24 piani finito al centro dell’attenzione giudiziaria per le modalità con cui era stato autorizzato e realizzato.

Il Tribunale ha assolto tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. La decisione rappresenta un passaggio significativo all’interno del più ampio “caso Milano”, che da quasi quattro anni coinvolge diversi filoni d’indagine sulla gestione delle trasformazioni urbanistiche della città.

Secondo l’impostazione accusatoria della Procura e della Guardia di Finanza, per la costruzione dell’edificio sarebbe stata utilizzata una “Scia con atto d’obbligo”, cioè un’autocertificazione, al posto di un piano attuativo. Quest’ultimo, secondo i pm, sarebbe stato necessario per valutare anche i servizi da garantire nell’area interessata dall’intervento. L’accusa sosteneva inoltre che una nuova costruzione fosse stata qualificata come ristrutturazione, ipotesi presente anche in altri procedimenti aperti sull’urbanistica milanese.

Il primo verdetto, però, ha respinto questa ricostruzione sotto il profilo penale. Tra gli imputati assolti figurano Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, altri ex dirigenti e funzionari di Palazzo Marino e il progettista dell’intervento.

La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Marina Petruzzella, aveva chiesto otto condanne fino a 2 anni e 4 mesi. Nel corso della requisitoria aveva definito l’operazione uno “sfregio al territorio”, sostenendo che il Comune fosse stato piegato agli interessi speculativi degli operatori immobiliari. Il Comune di Milano, tuttavia, non si è costituito parte civile in questi procedimenti.

Nella nota esplicativa della sentenza, il presidente del Tribunale Fabio Roia ha chiarito che, per tutti gli imputati, manca l’elemento soggettivo del reato, sia doloso sia colposo. Alla base della decisione vi sarebbe il fatto che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e le pronunce più recenti della Corte Costituzionale hanno fornito interpretazioni diverse e più restrittive del concetto di ristrutturazione edilizia.

Secondo il Tribunale, la prassi consolidata del Comune di Milano, fondata sull’applicazione della legge regionale, del Piano di governo del territorio e del Regolamento edilizio, era sostenuta anche da precedenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa, tra Tar e Consiglio di Stato. In questo quadro, l’intervento della Torre Milano, autorizzato con Scia nel 2018 e realizzato prima del 2022, poteva essere considerato conforme al titolo edilizio rilasciato secondo le prassi allora vigenti.

Per le difese, la sentenza rappresenta “un raggio di luce nella notte che ha avvolto la città” e afferma un principio destinato ad avere peso anche negli altri procedimenti aperti sull’urbanistica. L’assoluzione è stata accolta con applausi in aula dagli imputati e dai loro legali.

Di diverso avviso la Procura, che considera la decisione un colpo difficile da digerire, pur ritenendo che la sentenza abbia comunque riconosciuto l’illegittimità del titolo edilizio utilizzato per realizzare la Torre. Dal punto di vista degli inquirenti, le indagini avrebbero avuto il merito di far emergere un sistema di concessioni ritenuto irregolare e di contribuire a modificarne le regole: oggi, per interventi immobiliari con determinate volumetrie e altezze, sarebbero necessari piani attuativi, senza più agevolazioni sugli oneri di urbanizzazione.

La decisione potrebbe ora avere ripercussioni sugli altri processi in corso e sulle numerose indagini ancora aperte o in fase di chiusura. Resta inoltre separato il fronte dei filoni relativi alla presunta corruzione.

Soddisfazione, ma anche amarezza, è stata espressa dal sindaco Giuseppe Sala. Il primo cittadino ha parlato di una sentenza importante, ma ha criticato duramente il tono utilizzato da una parte della Procura nel sostenere le accuse. Sala ha denunciato quella che considera un’impostazione politica del lavoro di alcuni magistrati e si è rivolto al procuratore Viola chiedendo quale giudizio dia sull’operato del suo team.

Le motivazioni complete della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Solo allora sarà possibile comprendere nel dettaglio l’impianto giuridico della decisione e valutare le eventuali mosse della Procura, compresa la possibilità di proporre appello.