La tregua di Pasqua annunciata a sorpresa dal presidente russo Vladimir Putin, entrata in vigore sabato alle 18:00 (ora di Mosca), è durata ben poco nella pratica. Kiev e Mosca si accusano reciprocamente di aver infranto il cessate il fuoco, mentre sul terreno i combattimenti sembrano non essersi mai fermati.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato oltre 2.000 violazioni da parte dell’esercito russo nelle prime ore del cessate il fuoco, riferendo di 387 bombardamenti tra sabato sera e la mezzanotte, seguiti da altri 26 assalti entro mezzogiorno di domenica. Ha inoltre proposto un’estensione della tregua per 30 giorni, almeno per quanto riguarda l’uso di droni e missili a lungo raggio contro infrastrutture civili.
Zelensky ha anche comunicato la morte di un uomo nella regione di Kherson, colpito da un drone russo appena un’ora dopo l’inizio ufficiale del cessate il fuoco. Secondo Kiev, l’esercito russo continua a cercare avanzamenti in prima linea e utilizza sempre più droni kamikaze.
Dal canto suo, Mosca sostiene di rispettare rigorosamente il cessate il fuoco, accusando invece le forze ucraine di aver tentato ripetutamente di attaccare postazioni russe, in particolare nella regione occupata del Donetsk. Il ministero della Difesa russo ha riferito che questi attacchi hanno causato vittime civili e danni nelle regioni di confine russe di Bryansk, Kursk e Belgorod, colpite da oltre 30 attacchi con droni, 12 bombardamenti e sette lanci di munizioni.
Secondo fonti russe, l’esercito ucraino avrebbe anche colpito la città di Donetsk e l’area di Gorlovka con artiglieria pesante. In totale, Mosca accusa Kiev di aver effettuato più di 900 attacchi con droni a quattro rotori.
Il clima di sfiducia reciproca resta altissimo. Zelensky ribadisce che “la Russia deve rispettare pienamente le condizioni del silenzio”, mentre da Mosca si afferma che Kiev ha “dimostrato l’incapacità di cessare il fuoco nemmeno per 30 ore”.
La tregua pasquale, nata con l’intento di offrire un momento di tregua umanitaria, rischia così di diventare un nuovo motivo di scontro nella già lunga e sanguinosa guerra tra Russia e Ucraina.










