L’Unione Europea e gli Stati Uniti sembrano avvicinarsi a una tregua sui dazi commerciali: la Casa Bianca ha infatti annunciato la possibilità di rinviare la scadenza del 9 luglio per la reintroduzione delle tariffe americane, aprendo così uno spiraglio nel difficile negoziato transatlantico. La decisione finale spetterà al presidente USA, ma il clima tra Washington e Bruxelles appare in netto miglioramento.

Secondo fonti europee, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha informato i leader UE di aver ricevuto una controproposta ufficiale dagli Stati Uniti. Si tratta di un documento breve che prefigura un “accordo provvisorio”, utile per evitare uno scontro commerciale imminente.

Tra i protagonisti del dialogo figura la premier italiana Giorgia Meloni, che si è posizionata come mediatrice tra la prudenza francese e l’urgenza tedesca. Parigi, rappresentata da Emmanuel Macron, teme un’intesa sbilanciata che favorisca eccessivamente gli USA, mentre Berlino, pur sostenendo la Commissione, spinge per una conclusione rapida anche se imperfetta. Meloni insiste su un accordo “equo”, soprattutto nei settori sensibili come acciaio e alluminio, dove le tariffe statunitensi superano il 10%.

Anche sul fronte interno europeo, Meloni ha sollevato una questione cruciale: la necessità di una maggiore flessibilità fiscale per i Paesi che investono nella difesa. La proposta ha trovato eco tra altri leader, incluso il tedesco Friedrich Merz, accrescendo la pressione su Paesi come l’Olanda, contrari all’uso di risorse comuni.

Infine, emerge un rinnovato asse Italia-Germania anche in materia di migrazione. Il cancelliere tedesco ha partecipato all’incontro dei Paesi favorevoli a politiche di rimpatrio più severe, promosso da Italia, Olanda e Danimarca. Un segnale che la linea dura italiana sui flussi migratori sta guadagnando consensi ben oltre i confini dell’euroscetticismo.

Con la possibilità di una proroga americana sui dazi, le diplomazie europee guadagnano tempo prezioso. Ma il vero convitato di pietra resta Donald Trump: la sua influenza aleggia su ogni dossier, dalla difesa al commercio, rendendo ogni trattativa una sfida politica prima ancora che tecnica.