Dopo mesi di tentativi falliti di convincere Vladimir Putin ad avviare un negoziato con Kiev, Donald Trump si prepara a un cambio di rotta nella sua politica estera. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato per lunedì un “importante annuncio sulla Russia”, lasciando intendere una svolta decisa nei confronti del Cremlino. A provocare la reazione di Trump, l’attacco russo a un ospedale per la maternità a Kharkiv.

Intanto, gli Stati Uniti invieranno nuove armi all’Ucraina tramite la NATO, che si farà carico dei costi. Tra i nuovi aiuti, anche batterie Patriot e razzi a medio raggio, per un valore stimato di circa 300 milioni di dollari. L’operazione verrà effettuata utilizzando la Presidential Drawdown Authority, un potere straordinario che consente al presidente di attingere direttamente dalle scorte belliche USA in caso di emergenza.

Oltre all’invio di armi, Trump punta anche a colpire economicamente Mosca. È infatti pronto a sostenere una proposta di legge bipartisan, promossa dai senatori Lindsey Graham (Repubblicano) e Richard Blumenthal (Democratico), che impone dazi del 500% sulle importazioni da Paesi che continuano a commerciare con la Russia, come Cina e India. Trump, però, ha chiesto di mantenere al solo presidente la facoltà di applicare tali misure, escludendo il Congresso.

Queste mosse si inseriscono in un nuovo contesto internazionale che vede un rinnovato impegno occidentale in favore dell’Ucraina. Alla Conferenza di Roma per la ricostruzione dell’Ucraina, oltre 30 Paesi – la coalizione dei cosiddetti “Volenterosi” – hanno ribadito la volontà di sostenere Kiev non solo durante il conflitto, ma anche nella fase post-bellica. Gli Stati Uniti, per la prima volta, si sono seduti a quel tavolo con l’inviato speciale Keith Kellogg, rafforzando il messaggio di unità.

La conferenza ha prodotto impegni per oltre 10 miliardi di euro e ha rilanciato l’idea di un vero e proprio “Piano Marshall” per la ricostruzione. Secondo la premier italiana Giorgia Meloni, “Putin ha fallito nel tentativo di piegare l’Ucraina con freddo, fame e paura”. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso fiducia, sottolineando la necessità di un piano concreto di resilienza e sviluppo.

Parallelamente, la Russia reagisce duramente. Ha definito “inaccettabile” l’ipotesi di un contingente europeo di peacekeeping in Ucraina e accusa l’Occidente di voler prolungare la guerra. Ma gli alleati europei, con il sostegno crescente di Washington, sembrano determinati a mantenere la pressione su Mosca. Il presidente tedesco Friedrich Merz ha lanciato un doppio messaggio: “Putin, noi non molliamo” e “Washington, restate con noi”.

In conclusione, il cambio di tono di Trump, unito al rilancio dell’impegno europeo, potrebbe segnare una fase nuova nella guerra in Ucraina: più armi, più sanzioni, e una visione comune per il futuro del Paese aggredito.