Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che domani mattina parlerà con Vladimir Putin per discutere della guerra in Ucraina. Nonostante il Cremlino non abbia ancora accettato il cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti e già approvato da Volodymyr Zelensky, Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità di porre fine al conflitto.

Putin ha avanzato una serie di condizioni per accettare la tregua, tra cui la sospensione del riarmo dell’Ucraina e degli aiuti militari occidentali. Trump ha dichiarato che si stanno facendo progressi nei negoziati e che si è vicini a un accordo. Secondo alcune fonti, il presidente americano potrebbe persino essere disposto a riconoscere la Crimea come territorio russo.

Il Cremlino ha confermato la telefonata tra i due leader, ma senza rivelare dettagli sull’agenda dell’incontro. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che la discussione non è soggetta a negoziati anticipati. Trump ha accennato a questioni territoriali e al destino della centrale nucleare di Zaporizhzhia, elemento cruciale nei negoziati.

Zelensky ha accettato di dover cedere su alcuni punti, ma insiste sulla necessità di garantire la sicurezza a lungo termine dell’Ucraina, incluso il rafforzamento delle forze armate. Il leader ucraino ha ribadito che la sovranità del Paese non è negoziabile, mentre Putin chiede il ritiro delle truppe di Kiev dalle quattro regioni annesse dalla Russia (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia) come condizione per la pace.

Nonostante la chiusura della NATO all’ingresso dell’Ucraina almeno per tutta la durata della presidenza Trump, Zelensky può ancora contare sul sostegno di Unione Europea, Regno Unito e Canada. Il premier canadese ha recentemente discusso con Zelensky e lo ha invitato al vertice del G7 in Alberta a giugno.

In un ulteriore segnale di riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia, l’amministrazione Trump ha annunciato il ritiro dall’organismo internazionale creato dall’UE per indagare sui leader russi responsabili dell’invasione dell’Ucraina. Inoltre, nel fine settimana sono stati chiusi Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty, decisione accolta con favore dal Cremlino, che ha definito le emittenti “strumenti di pura propaganda”.

Con la telefonata tra Trump e Putin alle porte, il mondo osserva con attenzione l’evoluzione di questi negoziati e il possibile impatto sulla stabilità dell’Europa orientale.