WASHINGTON– Con un ordine esecutivo firmato tre mesi dopo il “Liberation Day”, Donald Trump ha scatenato una nuova tempesta economica imponendo una raffica di dazi commerciali tra il 15% e il 50% su prodotti provenienti da oltre 90 Paesi. Le Borse mondiali hanno reagito negativamente: solo in Europa sono stati bruciati 269 miliardi di euro, con Milano che ha perso oltre 22 miliardi. A Wall Street si è aperto in rosso, mentre i mercati asiatici hanno chiuso in calo.

La misura, che entrerà in vigore il 7 agosto (e per le merci via nave non prima del 5 ottobre), ha tra i principali bersagli Canada (35%), Brasile (50%) e Svizzera (39%). L’Unione Europea, pur avendo un’intesa politica temporanea con Washington, subisce comunque una tariffa del 15%, in attesa della firma di una dichiarazione congiunta e della definizione di eccezioni e quote.

L’unico grande settore risparmiato per ora è quello automobilistico, attualmente soggetto a dazi del 27,5%, ma escluso dal nuovo ordine. Il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, ha definito le misure un “primo passo” che rafforza la fiducia nell’economia transatlantica, pur restando vigile sul proseguimento delle trattative.
Oltre all’effetto diretto sui mercati, preoccupano anche i dati macroeconomici statunitensi: crescita del PIL sotto le attese, inflazione in aumento e un rallentamento del mercato del lavoro con soli 75.000 nuovi posti creati a luglio. La disoccupazione è salita al 4,2%.

Secondo Trump, alcuni Paesi “sono arrivati troppo tardi” per evitare le sanzioni, ma la porta resta aperta: “Qualcuno potrebbe ancora presentarsi tra quattro settimane per raggiungere un accordo”, ha detto in un’intervista alla NBC.

Chi paga di più
Brasile: 50%, in ritorsione al processo contro Bolsonaro.

Svizzera: 39%, per deficit commerciale e questioni farmaceutiche.

Canada: 35%, accusato di scarsa collaborazione contro il fentanyl e per il possibile riconoscimento della Palestina.

Sudafrica: 30%, accusato di persecuzione contro agricoltori bianchi.

Siria, Laos, Myanmar: oltre il 40%, nonostante le crisi umanitarie.

India: 25%, Taiwan: 20%, Cambogia e Thailandia: 19%.

Il Regno Unito è il meno penalizzato con dazi al 10%, come la Russia, l’Ucraina, l’Australia e altri Paesi in via di sviluppo. Il Messico ha ottenuto una proroga di 90 giorni, mantenendo per ora tariffe al 25%, mentre la Cina ha una scadenza separata fissata per il 12 agosto, con una possibile estensione della tregua commerciale.

La strategia di Trump, ambiziosa ma controversa, rischia ora di avere effetti a catena sull’economia globale, acuendo le tensioni internazionali in un contesto già segnato da guerre, crisi energetiche e rialzi inflazionistici.