Il presidente americano interviene nella delicata sfida per il Senato in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Nel mirino un insegnante in pensione che porta lo stesso nome del senatore repubblicano uscente. Sullo sfondo la competizione con la democratica Mary Peltola e il rischio di perdere un seggio decisivo.
WASHINGTON – Due candidati con lo stesso nome, una battaglia elettorale sempre più combattuta e Donald Trump che scende direttamente in campo per sostenere il senatore repubblicano uscente. In Alaska, la corsa alle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre si arricchisce di un caso politico destinato ad alimentare nuove polemiche sulla trasparenza del voto e sulle strategie dei partiti.
Durante un comizio a Wasilla, il presidente degli Stati Uniti ha invitato gli elettori a distinguere tra Dan S. Sullivan, senatore repubblicano in carica dal 2015, e Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione che ha deciso di candidarsi per lo stesso seggio.
Una coincidenza anagrafica che Trump considera tutt’altro che casuale. Secondo il presidente, la presenza del secondo Sullivan sarebbe il risultato di una manovra politica finalizzata a sottrarre consensi al senatore uscente, favorendo indirettamente la candidata democratica Mary Peltola.
Accuse che, tuttavia, restano oggetto di controversia e che il candidato chiamato in causa ha respinto, negando di essere stato reclutato dai democratici.
La tappa elettorale del 13 ottobre a Wasilla, città situata a nord di Anchorage e conosciuta anche per essere la roccaforte politica dell’ex governatrice Sarah Palin, ha assunto un valore particolare nella strategia repubblicana.
Trump ha aperto il proprio intervento indicando Dan S. Sullivan come uno dei senatori più autorevoli e rispettati di Washington, sollecitando i cittadini dell’Alaska a confermarlo al Congresso.
Subito dopo ha attaccato il suo omonimo, definendolo un candidato costruito per generare confusione tra gli elettori.
L’accusa rivolta ai democratici è quella di aver favorito la candidatura di Daniel J. Sullivan Jr. per sfruttare la somiglianza dei nomi sulle schede elettorali e indebolire il rappresentante repubblicano.
Il presidente ha quindi insistito sulla necessità di riconoscere il senatore uscente, evitando errori che potrebbero incidere sull’esito della votazione.
Il messaggio è arrivato in una fase nella quale la competizione per il seggio dell’Alaska appare più incerta rispetto alle precedenti consultazioni, nonostante la tradizionale inclinazione repubblicana dello Stato.
Il protagonista principale della sfida è Daniel Scott Sullivan, eletto per la prima volta al Senato nel 2014 e riconfermato nel 2020. Ex procuratore generale dell’Alaska e ufficiale della riserva dei Marines, rappresenta una delle figure consolidate del Partito Repubblicano nello Stato.
Il suo omonimo, Daniel J. Sullivan Jr., è invece un insegnante in pensione, già dipendente del Servizio forestale federale, residente a Petersburg.
La sua candidatura ha attirato l’attenzione soprattutto per la coincidenza del nome e per le posizioni critiche espresse nei confronti di Donald Trump.
Il pensionato ha superato le primarie del 18 agosto ottenendo circa il 2,5% dei voti, una percentuale sufficiente per accedere alle elezioni generali grazie al particolare sistema elettorale adottato dall’Alaska.
La presenza di entrambi sulla stessa scheda costituisce un elemento insolito, che ha spinto il Partito Repubblicano a concentrare parte della campagna elettorale sull’identificazione precisa del senatore uscente.
La questione era già approdata davanti alle autorità elettorali e ai giudici nei mesi precedenti.
A giugno, la Divisione elettorale dell’Alaska aveva inizialmente escluso Daniel J. Sullivan Jr. dalla competizione, ritenendo che la sua candidatura potesse essere stata presentata con l’obiettivo di confondere gli elettori.
Il provvedimento aveva provocato un contenzioso giudiziario, conclusosi con una decisione favorevole all’insegnante in pensione.
Il 29 giugno, la Corte Suprema dell’Alaska aveva infatti disposto che il candidato fosse ammesso alle primarie, lasciando alle autorità competenti la possibilità di adottare accorgimenti per distinguere chiaramente i nominativi sulle schede.
Successivamente, il candidato ha ottenuto i voti necessari per partecipare alle elezioni generali.
Le accuse di una presunta operazione orchestrata dai democratici non costituiscono quindi un fatto giudiziariamente accertato. Gli avversari del senatore uscente hanno respinto la ricostruzione repubblicana, mentre rimane acceso il confronto politico sulle reali motivazioni della candidatura.
A rendere particolarmente interessante la vicenda è il meccanismo elettorale utilizzato nello Stato.
In Alaska, le primarie sono aperte ai candidati di tutti i partiti e i quattro più votati accedono alla competizione generale, indipendentemente dalla loro appartenenza politica.
Il voto decisivo viene poi espresso attraverso il sistema delle preferenze ordinate, conosciuto come ranked-choice voting.
Gli elettori possono classificare i candidati in ordine di gradimento. Se nessuno raggiunge inizialmente la maggioranza assoluta, il candidato meno votato viene eliminato e le preferenze successive dei suoi sostenitori vengono redistribuite secondo le regole previste.
Questo sistema limita gli effetti della dispersione dei voti rispetto a una semplice elezione a turno unico, ma la presenza di candidati con nomi quasi identici può comunque incidere sulle scelte degli elettori e sull’attribuzione delle preferenze.
Non a caso Trump ha criticato anche il modello elettorale dell’Alaska, sostenendo la necessità di modificarlo.
La sfida con Mary Peltola preoccupa i repubblicani
Dietro la polemica sui nomi si nasconde una competizione politica di grande rilievo nazionale.
Dan S. Sullivan deve infatti affrontare Mary Peltola, ex deputata democratica alla Camera dei rappresentanti, che nel 2022 era diventata la prima donna nativa dell’Alaska eletta al Congresso degli Stati Uniti.
La sua candidatura ha trasformato una competizione inizialmente favorevole ai repubblicani in una delle sfide più osservate delle elezioni di metà mandato.
Alcuni sondaggi indicano una situazione di sostanziale equilibrio, con la possibilità che il Partito Democratico conquisti un seggio tradizionalmente controllato dagli avversari.
L’esito potrebbe avere conseguenze importanti sugli equilibri del Senato e sulla capacità dell’amministrazione Trump di portare avanti il proprio programma nella seconda metà del mandato presidenziale.
Il presidente aveva vinto in Alaska con un ampio margine nelle elezioni del 2024, ma il contesto politico è cambiato, anche a causa delle preoccupazioni economiche e dell’aumento dei prezzi dell’energia.
L’Alaska è uno Stato strategico per la produzione di petrolio e gas naturale, ma le sue caratteristiche geografiche rendono particolarmente complesso e costoso il rifornimento energetico di numerose comunità.
L’aumento dei prezzi dei carburanti e del riscaldamento rappresenta quindi uno dei principali temi della campagna elettorale.
Durante la visita, Trump ha rivendicato le politiche della propria amministrazione a sostegno dello sfruttamento delle risorse energetiche e degli investimenti infrastrutturali.
Dan S. Sullivan ha ribadito l’importanza dell’industria petrolifera per l’economia locale, mentre Mary Peltola cerca di presentarsi come una candidata capace di difendere gli interessi dell’Alaska anche al di fuori delle tradizionali divisioni partitiche.
La competizione si sviluppa dunque su questioni concrete che riguardano il potere d’acquisto, l’occupazione e il futuro economico dello Stato, oltre che sulle controversie politiche legate ai candidati.
Il comizio di Wasilla non è stato dedicato esclusivamente alla corsa per il Senato.
Il presidente ha espresso il proprio sostegno anche al deputato repubblicano Nick Begich, impegnato nella campagna per la riconferma alla Camera, e a Bernadette Wilson, candidata alla carica di governatrice dell’Alaska.
Quest’ultima deve affrontare una competizione particolarmente complessa, caratterizzata dalla presenza di altri candidati repubblicani che potrebbero contendersi una parte consistente dello stesso elettorato.
Trump ha criticato la frammentazione del fronte conservatore, sostenendo che rischi di favorire l’unico candidato democratico di maggiore rilievo nella corsa alla guida dello Stato.
L’intervento del presidente conferma l’importanza attribuita dalla Casa Bianca all’Alaska, territorio che potrebbe rivelarsi decisivo nella definizione dei rapporti di forza al Congresso.
A meno di tre settimane dalle elezioni, la sfida politica dell’Alaska rimane aperta.
La presenza di due candidati con lo stesso nome rappresenta certamente un elemento singolare, ma la scelta degli elettori sarà influenzata anche da questioni più ampie: la situazione economica, il costo della vita, la politica energetica e il giudizio sull’operato dell’amministrazione federale.
La visita di Trump testimonia quanto il Partito Repubblicano consideri importante mantenere il seggio occupato da Dan S. Sullivan, mentre i democratici intravedono l’opportunità di ottenere una vittoria in uno Stato storicamente favorevole ai conservatori.
Il caso dell’omonimia potrebbe avere un peso nella campagna, ma sarà il voto del 3 novembre a stabilire se la strategia di mobilitazione repubblicana avrà funzionato.
Per il momento, la vicenda dei due Sullivan è diventata uno dei simboli più curiosi e controversi delle elezioni americane del 2026, in una competizione nella quale anche una differenza di poche lettere sulla scheda elettorale rischia di trasformarsi in una questione politica nazionale.










