Donald Trump torna alla carica sul Russiagate, deciso a ottenere vendetta per quella che definisce “una bufala” e un complotto ordito dall’amministrazione Obama per sabotare la sua campagna presidenziale del 2016 contro Hillary Clinton.

L’ultima mossa arriva dall’attorney general Pam Bondi, che ha incaricato un gran giurì federale a Washington di esaminare le presunte prove raccolte contro alcuni alti funzionari dell’epoca, tra cui l’ex direttore dell’FBI James Comey e l’ex capo della CIA John Brennan. Tra i nomi coinvolti c’è anche l’ex presidente Barack Obama, che però godrebbe dell’immunità legata al suo ex incarico.

Secondo quanto riportato dai media americani, un procuratore – non ancora identificato – presenterà le evidenze al gran giurì, che successivamente potrebbe ascoltare testimoni prima di decidere su eventuali incriminazioni. Tuttavia, osservatori e analisti ritengono improbabile che emergano novità sostanziali, ritenendo l’inchiesta più utile a Trump per spostare l’attenzione dal caso Epstein, in cui anche lui è stato indirettamente coinvolto.

L’indagine è stata innescata dalla direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard, che ha affermato di essere in possesso di nuove prove secondo cui Obama e il suo team avrebbero consapevolmente ordinato la stesura di un rapporto di intelligence falsato per minare la vittoria elettorale di Trump. Al centro della vicenda c’è ancora una volta il famigerato dossier Steele, finanziato dalla campagna di Hillary Clinton e contenente accuse non verificate di collusione tra Trump e la Russia.

Va ricordato che l’inchiesta originale, condotta dal procuratore speciale Robert Mueller, non dimostrò alcuna cospirazione tra Trump e Mosca, pur confermando che il Cremlino interferì attivamente nelle elezioni del 2016 a favore dell’ex tycoon.

Questa nuova fase investigativa arriva dopo la controinchiesta guidata da John Durham durante il primo mandato Trump, che nel 2023 pubblicò un rapporto critico nei confronti dell’FBI, ma non trovò prove di un complotto criminale contro l’ex presidente. Ora, secondo ambienti vicini a Trump, sarebbero emerse nuove email e documenti che proverebbero un coinvolgimento diretto di Hillary Clinton, anche se secondo diverse fonti dell’intelligence americana alcuni di questi materiali potrebbero essere stati manipolati dai servizi segreti russi.

La vicenda si inserisce in un contesto politico esplosivo, mentre Trump si prepara alle elezioni del 2024, rilanciando le sue vecchie accuse e promettendo di fare giustizia su quello che considera un “tradimento” della democrazia americana.