Donald Trump rompe gli indugi sulla crisi iraniana e lancia un messaggio diretto alla popolazione in rivolta contro il regime degli ayatollah. Il presidente degli Stati Uniti ha invitato apertamente gli iraniani a continuare le proteste e a “prendere il controllo delle istituzioni”, annunciando la cancellazione di tutti gli incontri con i funzionari di Teheran e promettendo un imminente sostegno ai manifestanti repressi nel sangue.
Parlando a Detroit e attraverso Truth Social, Trump ha alzato i toni contro il regime, accusato di “uccisioni insensate”, e ha minacciato conseguenze pesanti, inclusi nuovi dazi del 25% contro chiunque commerci con l’Iran. “L’aiuto è in arrivo”, ha assicurato, rilanciando persino uno slogan in stile Maga adattato all’Iran: Make Iran Great Again.
Secondo indiscrezioni raccolte da Axios, l’amministrazione starebbe valutando in questa fase risposte non militari a sostegno dei manifestanti. Tuttavia, alla Casa Bianca si discute una gamma più ampia di opzioni: dal cyber attacco a operazioni mirate contro l’apparato di sicurezza interno iraniano, responsabile della repressione. Restano invece più complessi e rischiosi eventuali raid militari, anche per l’assenza di una portaerei statunitense nella regione e per il timore di ritorsioni contro le basi Usa in Medio Oriente.
Intanto, il bilancio delle vittime continua a salire. Secondo Iran International, i morti sarebbero almeno 12.000, in gran parte giovani sotto i 30 anni, mentre il regime ne riconosce circa 3.000. L’attenzione internazionale è ora puntata sul caso di Erfan Soltani, 26 anni, che rischia l’esecuzione imminente dopo un processo sommario. L’Onu si è detta “inorridita” dalle violenze e Amnesty International chiede la sospensione immediata di tutte le esecuzioni. L’Unione europea ha annunciato nuove sanzioni contro i vertici iraniani, mentre diverse capitali europee hanno convocato gli ambasciatori di Teheran.
Sul piano geopolitico, la posizione americana ha provocato reazioni dure da parte di Mosca e Pechino. La Russia ha definito “inaccettabili” le minacce statunitensi, avvertendo che un nuovo attacco all’Iran avrebbe conseguenze “disastrose” per la stabilità regionale e globale. La Cina, principale acquirente del petrolio iraniano, ha condannato i nuovi dazi e promesso di difendere i propri interessi.
Dietro le quinte, Washington sembra prepararsi anche a uno scenario di transizione politica: l’inviato speciale Steve Witkoff avrebbe incontrato segretamente Reza Pahlavi, ex principe ereditario iraniano in esilio, che si propone come possibile figura di guida in caso di crollo del regime.
Nel frattempo, la repressione continua sul terreno. Le autorità iraniane sostengono di aver ripreso il controllo delle strade, mentre restano forti le limitazioni alle comunicazioni: internet è ancora bloccato e le chiamate internazionali funzionano a intermittenza. In questo contesto, Elon Musk potrebbe giocare un ruolo chiave: secondo Bloomberg, SpaceX avrebbe reso gratuito l’accesso a Starlink in Iran, permettendo ai cittadini dotati di ricevitori di aggirare il blackout informativo.
Tra spinte interventiste e cautela interna all’amministrazione Usa, una cosa appare chiara: la crisi iraniana è ormai al centro di un confronto globale, in cui ogni mossa di Washington rischia di avere effetti profondi non solo sul futuro dell’Iran, ma sull’equilibrio dell’intero Medio Oriente.










