Centinaia di migliaia di abitazioni sono rimaste senza luce né acqua dopo uno dei più devastanti attacchi russi dall’inizio della guerra in Ucraina. Nella notte, oltre 450 droni e 30 missili hanno colpito infrastrutture energetiche in tutto il Paese, lasciando al buio Kiev e diverse regioni, tra cui Donetsk, Chernihiv, Kharkiv, Odessa, Dnipro e Zaporizhzhia. Il bilancio è di un bambino di sette anni ucciso e almeno 33 feriti.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato l’operazione come “cinica e calcolata”, chiedendo agli Stati Uniti, all’Europa e al G7 azioni concrete per potenziare le difese aeree e sbloccare i beni russi congelati da destinare alla ricostruzione del sistema energetico. In una telefonata con Christine Lagarde, presidente della BCE, Zelensky ha ribadito che “esistono soluzioni”, ma serve “una reale volontà politica in Europa”, dove è concentrata la maggior parte degli asset russi.

Secondo Maksym Timchenko, amministratore delegato della società energetica DTEK, l’attacco rappresenta “una grave escalation” nella campagna di Mosca contro il sistema energetico ucraino, causando danni pesanti alle centrali termoelettriche. Il ministero dell’Energia di Kiev ha reso noto che l’elettricità è stata ripristinata in circa 270.000 abitazioni della capitale, ma vaste aree del Paese restano senza corrente.

Il colpo più duro riguarda la produzione di gas: i raid su Kharkiv e Poltava avrebbero distrutto il 60% della capacità nazionale, costringendo l’Ucraina a importare fino a 4,4 miliardi di metri cubi entro marzo, per un costo di circa 2 miliardi di euro. Una prospettiva che rischia di lasciare milioni di civili senza riscaldamento nel terzo inverno di guerra.

Mentre Mosca rivendica l’attacco come un’azione “contro obiettivi militari strategici”, la diplomazia internazionale resta bloccata. I Paesi europei del formato E3 (Francia, Germania e Regno Unito) hanno espresso l’intenzione di procedere con gli Stati Uniti verso l’uso dei beni sovrani russi congelati, ma le decisioni tardano ad arrivare.

Sul piano geopolitico, il presidente russo Vladimir Putin ha elogiato Donald Trump per i suoi “sforzi di pace”, ricevendo un ringraziamento pubblico dal tycoon. Tuttavia, la tensione resta alta: Washington valuta la fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina, una mossa che Mosca considera una “provocazione diretta” e alla quale promette di rispondere con il rafforzamento delle proprie difese aeree.

Centinaia di migliaia di abitazioni sono rimaste senza luce né acqua dopo uno dei più devastanti attacchi russi dall’inizio della guerra in Ucraina. Nella notte, oltre 450 droni e 30 missili hanno colpito infrastrutture energetiche in tutto il Paese, lasciando al buio Kiev e diverse regioni, tra cui Donetsk, Chernihiv, Kharkiv, Odessa, Dnipro e Zaporizhzhia. Il bilancio è di un bambino di sette anni ucciso e almeno 33 feriti.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato l’operazione come “cinica e calcolata”, chiedendo agli Stati Uniti, all’Europa e al G7 azioni concrete per potenziare le difese aeree e sbloccare i beni russi congelati da destinare alla ricostruzione del sistema energetico. In una telefonata con Christine Lagarde, presidente della BCE, Zelensky ha ribadito che “esistono soluzioni”, ma serve “una reale volontà politica in Europa”, dove è concentrata la maggior parte degli asset russi.

Secondo Maksym Timchenko, amministratore delegato della società energetica DTEK, l’attacco rappresenta “una grave escalation” nella campagna di Mosca contro il sistema energetico ucraino, causando danni pesanti alle centrali termoelettriche. Il ministero dell’Energia di Kiev ha reso noto che l’elettricità è stata ripristinata in circa 270.000 abitazioni della capitale, ma vaste aree del Paese restano senza corrente.

Il colpo più duro riguarda la produzione di gas: i raid su Kharkiv e Poltava avrebbero distrutto il 60% della capacità nazionale, costringendo l’Ucraina a importare fino a 4,4 miliardi di metri cubi entro marzo, per un costo di circa 2 miliardi di euro. Una prospettiva che rischia di lasciare milioni di civili senza riscaldamento nel terzo inverno di guerra.

Mentre Mosca rivendica l’attacco come un’azione “contro obiettivi militari strategici”, la diplomazia internazionale resta bloccata. I Paesi europei del formato E3 (Francia, Germania e Regno Unito) hanno espresso l’intenzione di procedere con gli Stati Uniti verso l’uso dei beni sovrani russi congelati, ma le decisioni tardano ad arrivare.

Sul piano geopolitico, il presidente russo Vladimir Putin ha elogiato Donald Trump per i suoi “sforzi di pace”, ricevendo un ringraziamento pubblico dal tycoon. Tuttavia, la tensione resta alta: Washington valuta la fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina, una mossa che Mosca considera una “provocazione diretta” e alla quale promette di rispondere con il rafforzamento delle proprie difese aeree.