La tregua per il Natale ortodosso non è retta in Ucraina, con le forze russe e quelle ucraine che si sono accusate reciprocamente di avere continuato i bombardamenti anche nel giorno della Vigilia, mentre Kiev e le capitali occidentali giudicano del tutto insufficiente ed ipocrita  l’annuncio da parte di Vladimir Putin di un cessate il fuoco che dovrebbe durare fino alla mezzanotte del 7 gennaio, giorno della Natività.

Proprio in questi giorni i Paesi Nato accelerano la fornitura di armi all’Ucraina. Anche di questo hanno parlato il consigliere per la Sicurezza nazionale americana Jake Sullivan e Francesco Talò, il consigliere diplomatico della premier italiana Giorgia Meloni, in un colloquio di cui ha dato notizia la Casa Bianca. Secondo quando si rende noto in un comunicato, è stato appunto ribadito l’impegno a fornire assistenza a Kiev sia in termini di aiuti energetici che militari “per difendere la sovranità e la democrazia” del Paese.

Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di avere ringraziato in un colloquio telefonico il cancelliere tedesco Olaf Scholz per la decisione di inviare entro il primo trimestre dell’anno 40 veicoli corazzati Marder e sistemi missilistici Patriot.

Secondo il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale ucraino, Oleksiy Danilov, questi nuovi aiuti occidentali significano una cosa sola: Kiev deve essere sostenuta per combattere non più una guerra di resistenza, come quando le forniture si limitavano ai lanciarazzi portatili Javelin e Stinger, ma un conflitto che la porterà alla “vittoria”. Per il 2023, dunque, Danilov annuncia “una guerra offensiva”.

A parlare di pace rimane Papa Francesco, che ha invitato un messaggio di auguri agli ortodossi, e in particolare “ai fratelli e alle sorelle del martoriato popolo ucraino”. Il papa ha invitato a pregare perché “la nascita del Salvatore (…) ispiri passi concreti che possano finalmente condurre alla fine dei combattimenti e alla pace”.