Prima Londra, poi Parigi. Passando per il G7, il Consiglio europeo e il vertice Nato di Ankara. Saranno cinque appuntamenti ravvicinati a definire la nuova strategia europea sull’Ucraina, in una fase in cui la guerra sembra entrare in un passaggio particolarmente delicato.

Negli ultimi giorni, infatti, la posizione dei principali Paesi europei appare cambiata: alla linea della pressione su Mosca si affianca ora la preparazione di un possibile negoziato tra Russia e Ucraina. Un eventuale tavolo diplomatico nel quale l’Europa intende avere un ruolo diretto e non marginale.

Il primo banco di prova sarà il vertice di Londra, al quale parteciperanno il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sarà questo il formato ristretto che rappresenterà il nucleo dell’azione dei cosiddetti “Volenterosi”, in stretto coordinamento con Kiev.

Il vertice arriva in un momento di forte tensione sul campo. L’Ucraina ha infatti colpito nuovamente la regione di San Pietroburgo, lanciando decine di droni contro obiettivi russi, dopo i raid avvenuti durante il Forum economico al quale aveva preso parte Vladimir Putin. L’attacco avrebbe provocato alcuni feriti lievi, ma soprattutto ha confermato la capacità militare di Kiev di colpire anche a grande distanza. Per la prima volta, gli abitanti di San Pietroburgo hanno ricevuto l’ordine di restare in casa.

Zelensky, commentando l’operazione, ha rivendicato la capacità dei droni ucraini di percorrere circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, colpendo arsenali della Marina russa e una base a Kronstadt. Il presidente ucraino ha ribadito che è tempo di porre fine alla guerra, accusando però il Cremlino di voler continuare il conflitto.

L’offensiva di Kiev è arrivata dopo la chiusura di Putin alla richiesta di un incontro diretto avanzata dal presidente ucraino. Una risposta militare russa, anche pesante, resta ora possibile. Ma a Bruxelles si fa strada la convinzione che il leader russo sia progressivamente più indebolito, e proprio per questo Macron, Merz e Starmer avrebbero deciso di accelerare l’iniziativa europea.

A spingere l’Europa verso un maggiore protagonismo c’è anche l’atteggiamento degli Stati Uniti. Donald Trump, riferendosi a un possibile negoziato tra Putin e Zelensky, ha affermato di voler lasciare che “se la sbrighino tra loro”. Una frase che ha rafforzato nei governi europei la consapevolezza di dover costruire una propria linea autonoma, pur sapendo che Washington resterà inevitabilmente coinvolta in ogni eventuale trattativa.

I rapporti con l’alleato americano, del resto, restano freddi, come dimostrano anche le tensioni tra Londra e la Casa Bianca sul caso dell’omicidio dello studente Henry Nowak. In questo scenario, l’attivismo di Merz e Macron è cresciuto notevolmente, mentre l’Italia appare più defilata. Roma ha sempre ribadito di non voler inviare truppe sul terreno, mantenendo una posizione prudente rispetto alle ipotesi più avanzate discusse tra i Volenterosi.

Il prossimo passaggio chiave sarà il 14 luglio a Parigi, quando Macron ha convocato una riunione allargata dei Volenterosi. La scelta della data non è casuale: coincide con la Festa nazionale francese e, secondo quanto riportato dalla stampa transalpina, le celebrazioni avranno una forte componente militare. L’Ucraina avrà un posto d’onore e la lista degli ospiti internazionali si annuncia molto ampia. La premier Giorgia Meloni, al momento, non avrebbe ancora confermato la sua presenza.

Il vertice di Parigi arriverà pochi giorni dopo quello della Nato ad Ankara. In quella sede l’Alleanza potrebbe annunciare un nuovo pacchetto di finanziamenti militari per Kiev da 70 miliardi, mentre l’Ucraina si prepara a ricevere anche la prima tranche del prestito europeo da 90 miliardi.

La prospettiva di un negoziato, dunque, non sembra ridurre l’impegno europeo sul piano militare e finanziario. Al contrario, Bruxelles punta a rafforzare la pressione sul Cremlino proprio mentre si prepara a un possibile confronto diplomatico. Dopo l’uscita di scena di Viktor Orban dai meccanismi decisionali più sensibili, il sostegno dell’Unione europea a Kiev appare inoltre più rapido ed efficace.

L’Europa si muove quindi su un doppio binario: da un lato la pressione militare, economica e diplomatica sulla Russia; dall’altro la costruzione di una posizione comune in vista di un eventuale negoziato. Una partita complessa, nella quale i principali Paesi europei vogliono evitare di restare spettatori e provano a ritagliarsi un ruolo decisivo nel futuro dell’Ucraina.