Mentre delegazioni di Kiev e Mosca si preparano a incontrarsi a Istanbul per un nuovo tentativo di pace, sul terreno infuria una vera e propria tempesta di fuoco. Le ultime ore sono state segnate da violenti attacchi da entrambe le parti: droni, missili, sabotaggi e operazioni militari a lungo raggio hanno causato nuove vittime e danni ingenti.
L’intelligence ucraina ha rivendicato una spettacolare operazione condotta contro aeroporti militari russi, lontano dalla linea del fronte. Secondo Kiev, sarebbero stati distrutti 41 bombardieri, per un danno stimato in oltre due miliardi di dollari. Gli attacchi hanno colpito basi in regioni remote della Russia, come Irkutsk e Murmansk. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione un “risultato brillante” e una “giusta risposta” all’aggressione russa.
Mosca, dal canto suo, ha denunciato l’azione come un atto terroristico e ha riferito di aver respinto ulteriori tentativi di attacco in altre tre regioni. Inoltre, due gravi episodi di sabotaggio hanno colpito infrastrutture ferroviarie russe, provocando il deragliamento di treni e causando almeno sette morti e decine di feriti.
Anche Kiev ha subito un duro colpo: un massiccio attacco con 472 droni e sette missili ha colpito un centro di addestramento, causando la morte di almeno 12 soldati ucraini. L’attacco ha portato alle dimissioni del comandante delle Forze terrestri, Mikhailo Drapaty.
Nonostante l’intensificarsi del conflitto, si apre a Istanbul un nuovo round di negoziati. La delegazione ucraina è guidata dal ministro della Difesa Rustem Umerov, mentre quella russa sarà rappresentata da Vladimir Medinsky, ex ministro della Cultura. Sullo sfondo, un possibile vertice tra Zelensky e Putin – forse anche alla presenza di Donald Trump – resta ipotetico, ma Ankara spinge per un incontro ad alto livello.
Zelensky ha ribadito le priorità dell’Ucraina: cessate il fuoco totale e incondizionato, rilascio dei prigionieri, e il ritorno dei bambini deportati. “Compromesso non significa capitolazione”, ha dichiarato il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino Andriy Yermak, chiedendo a Mosca “proposte chiare e ragionevoli”.
La comunità internazionale – con il coinvolgimento di Gran Bretagna, Germania, Francia e Stati Uniti – osserva da vicino lo sviluppo dei colloqui, sperando che da Istanbul possa emergere almeno un primo passo verso una tregua duratura dopo oltre tre anni di guerra.










