L’offensiva russa contro l’Ucraina ha raggiunto un nuovo apice con uno dei raid più devastanti dall’inizio del conflitto. Un massiccio attacco missilistico e con droni ha colpito le infrastrutture energetiche ucraine, causando almeno 10 morti e 19 feriti, oltre a gravi danni alle reti di produzione e trasmissione dell’energia. L’assalto, definito “uno dei più potenti di sempre” dal ministro degli Esteri ucraino Andryi Sybiha, ha scatenato black-out in molte regioni, mentre il ministro dell’Energia Herman Halushchenko ha segnalato interruzioni di emergenza che potrebbero protrarsi nei prossimi giorni.
Il Cremlino ha dichiarato di aver preso di mira “infrastrutture critiche utilizzate per il complesso militare-industriale ucraino”, con l’impiego di missili balistici, ipersonici e droni, compresi i Shahed di fabbricazione iraniana. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condannato l’attacco, definendo i russi “terroristi”, e lodato la risposta delle forze di difesa ucraine, che hanno neutralizzato oltre 140 obiettivi senza però riuscire a prevenire del tutto i danni.
La situazione ha spinto gli Stati Uniti a un cambio di passo. Secondo il New York Times, Joe Biden ha autorizzato l’uso da parte di Kiev dei missili a lungo raggio Atacms per colpire obiettivi in Russia. Le armi saranno inizialmente impiegate contro le forze russe e nordcoreane nella regione di Kursk. La crescente collaborazione tra Mosca e Pyongyang, con il possibile invio di 100.000 soldati nordcoreani, preoccupa ulteriormente l’Occidente.
Anche la Cina è finita sotto osservazione: l’UE ha fornito prove che una fabbrica cinese, legata a una compagnia russa, potrebbe produrre droni di tipo militare, aprendo il dibattito su possibili sanzioni. Olaf Scholz, in un prossimo incontro con Xi Jinping, cercherà di persuadere la Cina a limitare il supporto indiretto alla Russia.
Intanto, a Berlino, circa 2.000 manifestanti guidati da Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny, hanno sfilato contro la guerra e il regime di Vladimir Putin. Lo slogan “Russia senza Putin” ha riecheggiato davanti all’ambasciata russa, evidenziando la crescente opposizione al Cremlino anche all’estero.
Mentre i leader mondiali si preparano a discutere la crisi al G20 di Rio e al Consiglio Affari Esteri di Bruxelles, l’Ucraina continua a resistere sotto una pressione sempre maggiore. L’esito di questi incontri potrebbe segnare nuovi sviluppi per un conflitto che non sembra avvicinarsi alla fine.










